venerdì 7 dicembre 2012

Lettera aperta ai tarantini: Corporeus Corpora riceve e pubblica

La straordinaria Genova, Zena per gli amici...

UNA GENOVESE SCRIVE AI TARANTINI...


Non sono mai stata a Taranto, ma sono nata 40 anni fa a Cornigliano (Genova) e lì ho vissuto per oltre 20 anni, davanti alla mostruosa acciaieria, che ha distrutto per sempre un quartiere che all’inizio del secolo scorso era tra le più rinomate località balneari della Liguria.Ero solo una bambina o un’adolescente poco consapevole, ma ricordo bene le lotte delle donne di Cornigliano per porre un limite al mostro che si mangiava le nostre vite.
Ricordo i tanti giorni in cui si respirava una puzza acre e si dovevano tenere chiuse le finestre, ricordo la polvere nera, grigia, rossastra, che si posava ovunque, sulle persiane, sui vetri, sul bucato e i sui nostri polmoni.Per protesta si appendevano le lenzuola bianche alle finestre e in breve tempo diventavano grigie di veleno.Allora non c’era internet e se il benzene aveva sforato i limiti di decine di volte, si veniva a saperlo (mica sempre) dopo mesi e mesi che l’avevamo già respirato… Ricordo i botti delle esplosioni, e le nuvole di fumi che si levavano immense, illuminate dalla luce arancione industriale; mio padre mi spiegava che i fumi peggiori però erano quelli che non si vedevano, che uscivano di notte.Mio padre per un periodo aveva lavorato a quella che allora si chiamava Italsider (oggi Ilva): per sua fortuna lavorava negli uffici, ma qualche volta era entrato nella zona di lavorazione e raccontava che sembrava di essere arrivati all’inferno.
Mio padre ogni estate cercava di portarci via per respirare un po’ di aria sana almeno qualche mese all’anno.Andavamo in affitto in un modesto appartamento in campagna in Piemonte e quando arrivava settembre e dovevamo tornare a casa io e mia sorella piangevamo.
Mio padre è già stato operato per due tumori, magari il benzene non c’entra, ma chi lo saprà mai?


Il bel castello Raggio di Cornegliano, sacrificato all'acciaio
Coi miei genitori abbiamo dovuto aspettare più di 20 anni per poterci permettere di scappare dall’inquinamento e cambiare casa, per trasferirci in un piccolo appartamento un po’ più lontano da quell’aria avvelenata contro la quale non c’era difesa.
Eppure, senza le acciaierie invece saremmo stati ricchi: i miei nonni nel secolo scorso avevano costruito ed erano proprietari di interi palazzi a Cornigliano, in riva al mare.
Poi la vista mare si è trasformata in vista altoforno e quei palazzi nel giro di pochi anni non valevano più nulla.Ma quando dico nulla intendo proprio nulla, li abbiamo venduti tutti per poche lire e tolti i debiti e le spese non c’è rimasto niente.
Nessuno ha mai ripagato i corniglianesi di tutta quella loro ricchezza persa.
Persa, perché qualcun altro si è voluto arricchire sulla nostra pelle.
La famiglia Riva si è arricchita, producendo senza volere spendere il necessario per i filtri e la tutela dell’ambiente.
Erano pochi spiccioli in confronto ai loro guadagni, ma chi è accecato dalla sete di profitto cerca di ridurre ogni spesa, anche se a scapito della salute della gente.
La famiglia Riva si è arricchita, migliaia di operai hanno lavorato, certo, sebbene in condizioni disumane, ma dall’altra parte migliaia di famiglie a Cornigliano hanno perso, oltre che la salute, il valore delle loro case, dei loro negozi, delle loro attività imprenditoriali.Hanno dovuto scappare, chiudere, ammalarsi.
I bei negozi della mia infanzia a Cornigliano non esistono più.
Ora ci sono solo supermercati latinos, macellai halal e doner kebab… Cornigliano è diventata un ghetto per stranieri, per i vecchi e i più poveri che non possono scappare.
Dal 2002 l’altoforno è stato finalmente spento, sono rimaste solo le lavorazioni a freddo, ma il quartiere non si è mai più ripreso.
Eppure come era bella Cornigliano prima delle acciaierie!
Mio zio mi mostra le foto della spiaggia dove facevano il bagno con quei buffi costumi di settanta anni fa, sullo sfondo il maestoso castello Raggio, proteso in mezzo al mare.
Hanno distrutto tutto, spiaggia e castello, in nome del progresso (?) e dell’industria.
Lo zio, così come i miei, sono riluttanti a parlarne, sento che dentro di loro c’è ancora un dolore pungente, una rabbia forte per quello di cui sono stati derubati, per quello che è stato consentito, per uno stato che non li ha protetti e salvaguardato i loro interessi.
 
Vi chiedo allora: quei posti di lavoro in acciaieria valevano tanta distruzione? Senza neanche considerare il valore inestimabile della salute e dell’ambiente, se facessimo un bilancio tra la ricchezza guadagnata dalla popolazione (salari dei lavoratori) e quella persa da tutto il quartiere, dove starebbe l’ago della bilancia? Io la mia risposta me la sono già data…E così quando oggi sento che il governo vuole fare ricorso contro il giudice mi sembra che il mondo vada a rovescio, mi pare che siamo tornati indietro di un secolo riguardo alla difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Mi prende lo sconforto, mi sento una cittadina tradita e soffro come se a Taranto ci abitassi anche io…

Anonima Genovese

49 commenti:

  1. Non voglio attribuirmi meriti che non ho se non quello di aver fatto da tramite tra il vostro sito e Silvia Parodi, autrice della lettera su facebook, diffusa poi sui nostri quotidiani locali. Silvia esterna il sentimento di molti di noi, in risposta a chi pensa che gli operai genovesi non siano solidali. Mi scuso per il fraintendimento.

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    1. Tutto ok.
      Già corretto.
      Grazie per il tramite.



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  2. Gentile Monica

    Io vengo da un'esperienza molto simile
    Mio Padre ha lavorato per molti anni a Taranto e poi a Vado Ligure per 20 anni
    Le 2 citta' hanno degli ecomostri in comune (ILVA a Taranto e centrale elettrica a Vado) e entrambi questi ecomostri sono stati creati e gestiti dallo stato Italiano.
    Mio padre e' morto quest'estate di tumore alla prostata
    Indipendentemente dalle responsabilita' dell'inquinamento nella triste vicenda di mio padre non posso che esprimere forte risentimento verso le istituzioni di questo paese.
    L'ILVA e' stata venduta a Riva dallo stato nel 1995 e le assicuro che durante la gestione statale inquinava molto di piu' (chi ha vissuto a Taranto lo sa benissimo) e perdeva un sacco di soldi.
    La decisione di vendere a Riva fu presa dallo stato (si erano fatti avanti anche altri aquirenti)
    Lo stesso impianto fu costruito in Giappone e continua ad essere in uso da Nippon Steel nel pieno rispetto delle norme ambientali grazie ad una manutenzione adeguata dagli anni '60 ad oggi.

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    1. Come ho scritto la lettera non è mia, ma esprime non solo un sentimento ma vicissitudini comuni a moltissimi genovesi. A Cornigliano tutti hanno un morto per cancro in famiglia. Io non sono di Cornigliano ma mio padre è morto a 33 per tumore causato dal suo lavoro, che l'ha divorato in un anno. Non lavorava a Cornigliano, ma realtà come l'Ilva dove i lavoratori muoiono per le conseguenze di quel che si produce, ce ne sono purtroppo a centinaia in Italia. Sono realtà più piccole spesso dimenticate, l'entroterra ligure, il basso Piemonte ne sono pieni. L'Ilva è solo il caso che ha avuto più clamore e forse una soluzione a Taranto sarebbe l'inizio di un percorso di conversione anche di altre fabbriche di morte. Mi vengono in mente, così sul momento Casale Monferrato, le raffinerie di Porto Torres e Gela, le miniere del Sulcis-Iglesiente, la chimica di Porto Marghera, e ancora qui vicino Piombino, Massa Carrara, Orbetello. Sono tutti posti dove la gente muore per le conseguenze delle fabbriche, ma chi ne parla mai?
      Anche io sono arrabbiata con le istituzioni, i nomi e i cognomi di chi ha permesso, negli anni, di arrivare a questo punto, ormai sono noti. Ma sono anche arrabbiata con chi, al di fuori di quelle istituzioni, ha consentito e favorito questa situazione, non ha impedito, si è voltato all'altra parte, è rimasto in silenzio. Sono indignata con il sistema sociale che ha permesso tutto questo, perchè credo che per decenni molti, al di fuori delle istituzioni, sono stati complici, attivi o passivi, di questa situazione. Ognuno con livelli diversi di responsabilità ovviamente, a partire dai sindacati e dai rappresentanti dei lavoratori, e da una parte di lavoratori stessi, una parte stessa della comunità, in molti da questa situazione hanno tratto vantaggi. E per ognuno di quelli che ha tratto vantaggi, qualcun altro ha perso un figlio, un marito, un fratello.

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    2. Assolutamente d'accordo e poi ci sono le responsabilità oggettive dei politici che hanno governato il comune, la provincia di Taranto e la regione Puglia. In tutta questa vicenda Vendola, impegnatissimo nelle primarie, non si è visto nè sentito.

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    3. Ben detto Monica! La relazione tra acciaieria di Taranto e tumori è provata da decenni. Oggi si svegliano? Molto bene, meglio tardi che mai. Vuol dire che le contraddizioni di tutti usciranno fuori, specialmente le responsabilita dei sindacati e dei partiti e delle amministrazioni e la connivenza di tutti quegli operai, capetti, impiegati e dirigenti che in questi decenni sono stati degli emeriti leccaculi. Purtroppo tutti in galera non si possono mandare. Presto o tardi usciranno altre responsabilità di vario genere e sarete in buona compagnia ad interrogarvi perché voi avete accettato passivamente e in manifesta malafede questa situazione!

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    4. Bella lettera Genova e Taranto non sono nemiche ma UNITE nella sofferenza! Da tarantino si parla tanto di ILVA e si dimentica della VETUSTA raffineria ENI oppure dell'arsenale o del fatto che in questo porto arrivano solo container cinesi (con chissà cosa dentro) e navi con prodotti inquinanti (vedi lo sversamento da una nave turca) e navi da guerra. Taranto ha sempre dato 100 e ricevuto 1 è ora che cominci ad avere 100!!! anzi 1000!!!!

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    5. Giulio,

      le responsabilità politiche in causa sono le maggiori che si possano immaginare.
      Andrebbero cacciati a calci in culo. Una cosa abominevole.

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  3. Ilva senza scorte solo tre giorni di lavoro
    Niente rotoli da Taranto, torna la tensione a Cornigliano
    7 dicembre 2012 -Tre giorni: è il termine massimo prima che l'Ilva di Conigliano smetta di lavorare. Dopo l'occupazione della scorsa settimana, i blocchi stradali e l'assedio in Prefettura sembrava che tutto dovesse risolversi col decreto salva-Ilva varato dal Consiglio dei Ministri; invece la situazione è di nuovo ingarbugliata, perché da Taranto non arriva materiale per rifornire gli impianti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, le scorte si stanno esaurendo e al momento regna l'incertezza più assoluta sui tempi o addirittura sulla possibilità di veder arrivare davvero questi rifornimenti.
    Il decreto ha liberato, infatti, gli impianti di Taranto, che possono tornare a produrre, ma la magistratura di Taranto non ha dissequestrato i rotoli già pronti che avrebbero dovuto essere imbarcati sulle navi e prendere la strada del Nord. E a Genova le scorte che a inizio settimana erano di 12.000 tonnellate di materiale da lavorare, al ritmo di 3000 tonnellate lavorate al giorno, si stanno assottigliando sempre più, tanto che c'è lavoro fino a sabato, domenica al massimo, poi i piazzali genovesi saranno inesorabilmente vuoti."Dal momento in cui a Taranto si iniziano a rifornire gli impianti di minerale fino al momento in cui il rotolo è pronto per la spedizione passano quindici giorni - spiega Armando Palombo, della rsu Fiom - A questi bisogna aggiungerne cinque fra carico della nave, viaggio da Taranto a Genova e scarico: significa che se non sbloccano i rotoli già pronti ci passano venti giorni prima di avere altro materiale da lavorare".
    Sarebbero due settimane di buco, ma a questa situazione già preoccupante si è aggiunto un altro fattore di incertezza che complica ulteriormente le prospettive e rischia di allungare fino all'infinito i tempi di stallo. Dopo la tromba marina che ha danneggiato gli impianti e distrutto una gru sulla quale ha perso la vita un lavoratore, a Taranto i gruisti si rifiutano di tornare a salire sulle gru se prima non viene certificata la sicurezza delle strutture. L'azienda ha contattato una serie di consulenti tecnici ed è stata coinvolta anche l'Arpal pugliese, ma i tempi delle verifiche non sono prevedibili.
    Allo stato attuale, quindi, le operazioni di carico e scarico delle navi a Taranto restano bloccate; in rada davanti al capoluogo pugliese ci sono ormai una quindicina di navi ferme in attesa di scaricare il minerale proveniente dal Brasile o di caricare i rotoli per trasportarli a Genova, e tutto è bloccato. Per altro anche Taranto rischia di entrare in difficoltà nella produzione, visto che il minerale già scaricato è sufficiente per quattro-giorni di lavoro al massimo; poi anche lo stabilimento di Taranto, sequestro o non sequestro, dovrebbe comunque fermarsi.

    GENOVA E TARANTO SONO UNA COSA SOLA CADE UNO CADIAMO TUTTI
    I MORTI DI TARANTO E DI GENOVA SONO UGUALI
    GLI ASSASSINI SONO GLI STESSI E DEVONO ESSERE PUNITI
    MA DOBBIAMO MANGIARE NOI COME VOI E DARE DA MANGIARE AI NOSTRI FIGLI
    SE CI FACCIAMO LA GUERRA NON VINCE NESSUNO SOLO I PADRONI!

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    1. Finirà che ritorneranno a lavorare alle stesse condizioni!
      I motivi? sempre gli stessi: figli, debiti, mutui, ecc...
      Finché non creiamo un'alternativa, siamo fottuti.
      Loro lo sanno.

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    2. Io credo che il problema sia più grave ancora.
      Io non credo che basti più nemmeno lavorare alle stesse condizioni.
      Qui si parla, e non solo qui, di finire fuori mercato per obsolescenza, inefficienza, carico fiscale insopportabile, incertezza del diritto, di cui la situazione ILVA è capolavoro.
      Io credo che i meccanismi in corso siano irreversibili e necessitino una rivoluzione culturale. Che sarebbe stato meglio affrontare consapevolmente, invece che arrivarci costretti con violenza da dinamiche economiche inflessibili.
      Il diritto al posto di lavoro è stata un'utopia. Il diritto al lavoro una collettività se lo deve costruire prima di difenderlo.
      Qui si tratta di costruire, perchè l'esistente è in dissoluzione.
      Alternative non ne vedo.
      L'impegno "politico" degli italiani adesso è indispensabile.
      Corporeus corpora esiste anche per dar voce a questa esigenza, attraverso un'informazione ed una riflessione senza paraocchi o interessi di bottega.
      In tempi normali ciascuno può provare a rifugiarsi nel suo nido, perchè lì non sarà toccato.
      In tempi come questi, ciò non è solo inappropriato, è anche suicida.

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  4. quando hai famiglia hai poco da scegliere i figli mangiano tutti i giorni e che cazzo scegli se tanto poi i tuoi figli saranno vessati come te e quando saranno grandi dovranno fare le stesse scelte morire sul lavoro o di cancro per mandare avanti le loro famiglie?
    alternative non ce ne abbiamo

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    1. Avevano famiglia anche gli indiani che scioperavano e si battevano contro gli inglesi... obiettivamente non è che i padri di famiglia siano stati mai davvero il nerbo delle rivoluzioni, ed è comprensibile.
      Ma se hai letto con attenzione quel che dico, avrai capito che intravedo per i tuoi figli, come chiunque abbia al momento meno di di 30 anni, una sorte di grave miseria. Non fosse altro perchè chi ne ha di più può contare su di una generazione che qualcosa ha messo via per i tempi grami e qualcosa ancora riceve di pensioni. Chi ne ha di meno, zero. Ha i genitori quasi nella sua stessa situazione.
      Leggevo ieri che nel 1994 i beni posseduti dagli under 35 ammontavano al 19% del patrimonio nazionale, già non tanti. Oggi sono il 2,5% ... non so se ci rendiamo conto...

      Quindi invito te, come tutti, a rischiare di più.
      Perchè che ci sia molto da perdere è un'illusione che a mio parere durerà ben poco.

      Scriveva il grande Don Milani negli anni '60 (ed è raro che io citi preti...): "L'obbedienza non è più una virtù".
      Ecco, non avessimo obbedito già da allora, staremmo molto meglio oggi.

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    2. Rischiare di più?
      Invitare gli altri a farlo è facile.
      E' farlo sulla propria pelle che è difficile.

      E' solo una riflessione, niente di personale ovviamente.

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  5. Anonimo,
    qui dentro son sempre stata quella che ha scritto: il lavoro non si tocca.
    E' inutile raccontarsi favole, non si vive per lavorare, ma si lavora per vivere e non per avere beni superflui ma nella maggioranza dei casi, giusto per avere il necessario a tirare a campare. Quel che scrivi lo capisco, e io sinceramente andrei a lavorare in un posto dove rischio di morire, piuttosto che non portare a casa da mangiare ai figli, non riuscirei a guardarli in faccia, mi sentirei privata della dignità di mantenere la mia famiglia. Lo capisco e per questo non mi sento di biasimare nessuno che si trovi in queste situazioni, perchè è troppo facile parlare da fuori. Però una cosa vorrei dirtela, da figlia. Il regalo più bello che puoi fare ai tuoi figli è dargli un'opportunità. Ma non di andare via, un'opportunità di restare e avere una vita migliore. O anche di andare via,se vogliono, ma per loro libera scelta, non perchè obbligati a farlo. Se non cominci tu per primo a crederci, loro non l'avranno mai quest' opportunità. Finirai per lasciargli una casa, con un mutuo pagato a caro prezzo, magari con la vita, ma non gli lascerai una speranza. Non c'è cambiamento senza impegno, senza fatica, senza sacrificio, non si ottiene nulla aspettando che le cose cambino da sole. Dipende da noi. C'è sempre una scelta che si può fare, e la scelta giusta non è mai la più facile. Ripeto ti capisco benissimo, e parlerei come te...ma almeno provaci a credere che sia possibile cambiare...

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    1. anche perche c´e` chi famiglia non ne ha

      ed e` esposto al cancro e alla sottocupazione perche Ilva rende impossibili le alternative.

      Per quanto vessati, lei vede, in prospettiva, i suoi nipoti

      C´e` chi di questa prospettiva si e` privato.

      Una alternativa c´era ma l´ha scartata.

      Non che voglia sindacare scelte esistenziali altrui

      Pero´, ecco, mi sembra una semplificazione

      Cataldo Ranieri a luglio disse lo stesso: che suo padre era stato un uomo semplice e non lo sapeva. Ma che lui adesso lo sapeva benissimo e non se la sentiva di passare questa situazione ai suoi figli con indifferenza.

      Questo discorso che i figli mangiano e non c´e` nulla da fare, scusate, non mi piace.

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  6. amico genovese8 dicembre 2012 10:41

    l'ILVa per noi genovesi che ci abbiamo lavorato è stata una seconda casa.
    Alcuni di noi ci hanno passato l'intera esistenza da ragazzini fino alla pensione.
    Abbiamo lottato per difendere quel lavoro che ci dava pane e come dici te
    la dignità di tornare a casa da nostri figli.
    Abbiamo lottato per avere più sicurezza
    qUella era la fabbrica di Guido Rossa non ce lo dimentichiamo, noi
    siamo orgogliosi di questo e le nostre lotte le abbiamo fatte.
    Le Acciaierie Ilva di Cornigliano adesso sono un limbo con
    i detriti di un passato industriale che ci ricordano la morte
    e l'attesa di una bonifica che ci restituisca COrnigliano.
    Ma sappiamo che ormai COrnigliano è morta e bonificare una città morta è impossibile.
    QUindi a chi pensa di restituire a Taranto ciò che ha perso non illudetevi.

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    1. grazie per le parole di conforto.

      ci spiegherebbe di nuovo la ragione per cui a Cornigliano l´area a caldo non c´e` piu ?

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    2. E chi si illude. Certo però che la Storia non è maestra di vita, allora andiamo tutti a coricarci, il prima possibile. Attendendo la dipartita.

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  7. CatoGraham,
    se avrai il tempo e la pazienza qui c'è un documento redatto dall'Associazione per Cornigliano che illustra passo per passo dal 1984 la situazione. Credo possa essere interessante.
    http://web.tiscali.it/percornigliano/storiatutta.htm
    E' vero che l'area a caldo non c'è più ma ti invito a venire a farti un giro e vedere quel che c'è ora. Altro che bonifica, Cornigliano è un cimitero ormai.

    Non vorrei interrompere la tregua, e non è assolutamente mia intenzione fare polemica con te, ma il discorso che "i figli mangiano non ti è chiaro" .... non ti è chiaro solo perché, probabilmente, di figli non ne hai. Quando un genitore parla di dar da mangiare ai propri figli, non lo fa mai a cuor leggero, tanto per scrivere una frase ad effetto. Che poi io per prima creda che certe situazioni possono cambiare solo se gli operai per primi si mettono in discussione, e che la volontà di cambiamento collettiva parte da una presa di coscienza individuale, è un altro discorso.

    Non credo sia facile passare 30 anni di vita dentro un'acciaieria, e capisco che forse “amico genovese” parole di conforto ne ha già dovute spendere per le vedove o gli orfani dei colleghi e familiari che ha visto morire e magari ora non ne ha più. Dopo 30 anni dentro un’acciaieria, forse, neppure tu avresti parole di speranza per il futuro.
    Chi parla ha sempre dietro una sua storia personale, che noi non conosciamo, e le situazioni bisogna sempre vederle da tutti i punti di vista, non solo dal nostro. Ci sono scelte di vita che da fuori, sembrano semplici e scontate, ma non lo sono per chi le vive in prima persona.
    Siamo dei privilegiati, per il solo fatto di non dover essere costretti a farle certe scelte.

    Possiamo chiudere l'Ilva oggi, e va benissimo. Ma ci sono migliaia di persone che domani dovranno mangiare, pagare l'affitto e le bollette, mandare i figli a scuola, e non gli si può semplicemente dire: emigrate, aprite una gelateria o andate a zappare i campi.

    Le alternative è vero che dobbiamo crearcele, ma dobbiamo crearle su basi concrete, non su utopie stereotipate. Ti chiedo: sei un operaio e prendi 1000 euro al mese, da domani non lavori, hai una casa in affitto, due figli e una moglie. Se da domani quei 1000 euro non li hai, che fai? Ti rimbocchi le maniche, cerchi lavoro, vai a raccogliere la frutta nei campi, fai di tutto. E poi? Se il lavoro non lo trovi, se con la raccolta della frutta non ci paghi neppure la luce e te la staccano? Qui non si tratta di rinunciare alla settimana bianca o ai vestiti firmati, qui si tratta di sopravvivere.
    Non sono scelte facili, se fosse facile non staremmo qui a parlarne da mesi, scusami se mi permetto.

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    1. Monica,

      le diro´ di piu´. Che penso che in effetti, siccome non abbiamo la possibilita´ di pagare la cassa integrazione a tutti e finanziare la binifica e la transizione e che anche se potessimo non lo potremmo fare in un mese, sono anche daccordo che probabilmente non ci sono altre soluzioni a che la fabbrica continui a funzionare.

      Pero´ vorrei fosse chiaro quale sia il costo, anche umano, che questa scelta comporta.

      Non ho detto che non lo capisco, ho detto che non mi piace. Lo capisco tanto che io di figli non ne ho. Non ne ho perche´ l´ho capito in tempo utile.

      Come ho gia´ scritto, me lo saro´ potuto permettere ma non ho avuto sconti. E lezioni da chi ha figli, Monica, non ne prendo.

      Adesso la situazione e` quella che e` perche´ invece che cittadini siamo stati schiavi. I padroni hanno lucrato piu´ di noi ma questo non ci assolve.

      E se adesso possiamo convenire che la soluzione e` di continuare, dobbiamo dirci che stiamo negando il dirittoo alla vita a qualcuno. Anche se lo stiamo facendo per i nostri figli, e` quello che stiamo facendo. Come la vogliamo chiamare, quesa cosa ?

      Quindi frasi come "tanto non c´e` scelta", "non illudetevi", "non vi rendte conto, per bonificare ci vogliono 10 anni"

      non mi piacciono. Non e` che non le capisco. Le capisco benissimo. Ma non mi piacciono.

      Lo posso dire ?

      Facciamo quello che c´e` da fare ma non spacciandola per una scelta sana e responsabile. E` una scelta criminale

      Anche i criminali hanno le loro ragioni ma sono criminali lo stesso.

      Se non siamo in grado di dirci questo allora siamo complici e criminali professionali.

      La persona che ho citato, Cataldo Ranieri, e` un operaio. E come lui, tanti altri.

      Pero´ lui dice che, come dice anche lei stessa, Monica, ha figli e vuole tramandare loro una speranza. E che suo padre non lo ha fatto con lui, lui coi suoi di figli lo vuole fare.

      Ecco mi sembra che dire "non ho alternativa, e` tutto inutile" sia semplificatorio e autoassolutorio.

      Mi spiace.

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    2. e non e` solo perche´ se non collaborano non se ne esce. Tanto probabilmente non se ne esce lo stesso.

      Qui siamo tutti adulti e le conseguenze del "franza o spagna purche´ se magna" del passato si proietteranno ben al di la della nostra vecchiaia.

      Le nostre vite, come dice l´abate, sono segnate.

      Quello che denuncio e` il tratto umano, deludente, di chi si assolve.

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    3. Il tratto umano deludente è di chi si assolve, siamo d'accordo.

      Ma scusami, giuro prendila come una provocazione puramente fine a se stessa, non come una polemica diretta a voi in prima persona (anche se già prevedo l'ira funesta che si scaglierà contro di me)
      ma chi scrive da un blog, totalmente anonimo, quindi
      senza metterci la faccia, il nome, senza prendersi la responsabilità di ciò che
      scrive, senza rischiare in prima persona, ma invitando gli altri a farlo?
      E facendolo magari da una posizione privilegiata, non dalla stessa posizione di Cataldo Ranieri per intenderci....non si prendono lezioni da padri da famiglia ma neppure da chi alla fine non rischia nulla e non ha nulla da perdere.
      Il tratto deludente è che troppi parlano ma troppo pochi agiscono davvero, e mi ci metto dentro, nessuno esente, non faccio sconti a me stessa.
      Ora massacrami pure ma tanto zitta non ci stavo :-)

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    4. Monica,

      intanto mi fa piacere di poter essere passati al tu ;-)

      Finalmente siamo venuti al tuo punto nei nostri confronti: l´anonimato ;-)

      E` vero, forse l´invito a essere audaci era un po´ sopra le righe. Ma l´invito a considerare quanto si abbia da perdere no. Quello rientra nella missione di questo blog.

      Ma d´altra parte, chi sottolineava la vacuita´ delle nostre tensioni e` anonimo a sua volta. Se chi scrive sia al soldo di Riva non lo sappiamo e l´indagine, francamente, non la facciamo.

      Ma perche´ concedi a chi si assolve il beneficio del dubbio (vi ci siete trovati ?) mentre continui a insinuare che chi scrive qui non abbia nulla da perdere ? Ho gia´ scritto a piu´ riprese che se c´era qualcosa da perdere l´ho persa. Non mi sono fatto mancare nessuna perdita. Almeno credo.

      L´anonimato, qui, e` concesso a tutti, le condizioni sono paritarie.

      Io assumo che chi scrive lo faccia per le ragioni giuste. Se invece lo fa per quelle sbagliate, francamente, fatti suoi

      Questo lo concedo e spero mi venga concesso

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    5. Il tempo che dedichiamo gratia et amore dei a questo sito dice già di noi che prole non abbiamo. Nè seguiamo lavorativamente i cicli del siderurgico.
      Forse una qualche utilità, finanche sociale, la abbiamo lo stesso.
      Ma non sta a noi giudicare.

      E poi, chi siamo si evince molto bene dalla pagina dedicata:

      http://corporeuscorpora.blogspot.it/p/chi-minchia-siamo.html

      ;)

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    6. Non è questo che ho detto. Non si tratta di anonimato o meno.
      Si tratta di rischiare.
      Tu non stai rischiando niente a scrivere queste cose, e neppure io.
      Siamo anonimi entrambi. Entrambi abbiamo una posizione privilegiata in questa circostanza. O sbaglio? Poi ognuno ha avuto le sue perdite e le sue esperienze che l'hanno portato fin qua ma questa è un'altra storia....

      Però non è corretto dare giudizi, essere categorici nei confronti di chi invece rischia di suo in questa situazione. Non si tratta di avallare comportamenti criminali ma di comprendere chi è in uno stato di difficoltà, chi magari non sa davvero come venirne fuori, di chi forse per mille motivi, è convinto di non avercela una scelta.

      Non ho mai assolto nessuno qui dentro ne fuori e chi mi conosce sa che per carattere, non assolvo neppure me stessa. Ma cerco di capire, anche quando le posizioni sono distanti alle mie. Anche quando sono opposte alle mie e non le condivido, cerco di capirle. E' così strano? Secondo me se non si cerca di capirsi, di capire le reciproche motivazioni, di venirsi incontro, ci si continua a scontrare. E non si risolve un bel niente. E' solo una lotta tra poveri.
      Le cose, non sono mai giuste o sbagliate, bianche o nere. Ci sono le sfumature, in tutto, ci sono anche le giuste vie di mezzo.

      Quello che evidenziavo, è semplicemente che per chiedere agli altri di fare, di agire, di rischiare, bisogna noi per primi fare, agire, rischiare.
      Noi, non tu, non voi...noi, tutti. TUTTI.
      E non mi sembra di aver detto niente di nuovo.

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    7. Per Abate,
      Dire agli altri Agite è diverso che dire Agiamo.
      E' un dettaglio non trascurabile.

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    8. TUTTI. Questo blog e` qui per questo.

      Come possiamo. Si ci permetiamo di giudicare e magari suoniamo categorici. Siamo umani.

      Ma cosi´ suona pure uno che scrive che tanto non c´e´ nulla da fare. Si sente schiacciato ? Anche noi.

      E a me sembra che fra l´una categoricita´ e l´altra tu abbia una preferenza

      Niente di male, la abbiamo anche noi

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    9. OK tregua, stop, peace and love ... poi due contro uno è impari! :-)

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    10. pure contro 10 te li magni! na grande!
      nn ve ne fa passà una raga!

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    11. Lino Bertolotto9 dicembre 2012 14:42

      Gentile Abate, scrivere dalla poltrona di casa per quanto meritorio non è un grande esempio di quella rivoluzione che le vostre parole suggerirebbero al "popolo operaio". E' vero che i padri di famiglia non hanno fatto rivoluzioni ma non mi risulta i giornalisti ne abbiano fatto molte.


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    12. (1)

      Egregio Lino,

      lieto del suo intervento. Che mi consente di specificare meglio cosa intendessi...
      Non proponevo certo la "rivoluzione armata", attività rischiosa e sanguinaria che i popoli si tengono come ultima ratio quando non c'è né pane né brioche. E che al limite si fa, non si raccomanda.
      Il singolo anarchico, afflitto dall'inerzia popolare, può tutt’al più darsi al singolo attentato, stile Bresci... ma non è detto che ciò cambi la Storia, anzi. E, di nuovo, è inutile che egli ne parli. Si tratta solo di "fare".
      Il discorso è un altro. Vediamo un pò come renderlo ... attribuendo a ciascuno le sue responsabilità. Per come la vedo io, naturalmente. Senza pretese di ecumenicità, ma come apporto alla discussione che è giunta da sé a quel che mi pare un punto chiave.
      La generazione degli attuali 70enni è assai colpevole. Non sufficientemente anziani per rinunciare alla vita pubblica, ma troppo anziani per intravedere nuove soluzioni, che gli sviluppi terrificanti degli ultimi 20 anni di tecnologia impongono, il loro compito in una nazione decente sarebbe quello di dar vita ad associazioni culturali e politiche, capaci di tramandare il meglio della loro esperienza a figli e nipoti.
      Traghettando il know how politico che da De Gasperi a Pannella, da Almirante a Bordiga, Da La Malfa a Craxi, da Spinelli a Macaluso, ha dato una rotta (invero balazana) alla nostra collettività nel dopoguerra.
      Cercando di far si che lo sviluppo economico e culturale dei discendenti possa a ciò aggiungere quel tanto di minor grettezza contadina e di minor elitarismo paternalistico che il 2012 chiede a gran voce.
      Fittare locali, sovvenzionare siti online, acquistare pagine sui giornali locali, dar vita a serate tematiche... bene questi 70enni con buone pensioni e case di proprietà, padroni dell'80% del patrimonio nazionale, potrebbero farlo eccome, stimolando i giovani e sostenendo economicamente le iniziative. Contribuendo in modo deciso al cambiamento che quegli stessi giovani, dei quali si lamentano di continuo (anche a ragione), hanno difficoltà a compiere perché soffocati, dominati, senza mezzi e riferimenti, proprio dai loro padri/padroni/sostenitori/accusatori.
      Questi ultimi tutti a casa o in Thailandia, a stipare tutto per la propria linea di sangue e stop. Oppure per le proprie compagnie senili...
      Passiamo ai 50enni. Messi molto meno bene, col mutuo da pagare, i figli giovani, la cinghia da tirare, case anguste dove trascinare avanti la difficile convivenza uomo - donna. Senza più la casa al mare (tranne quella dei nonni)… No, non stanno messi bene. Ed è una tragedia per il paese, che sta rovinando la vita a due generazioni, la loro e quella dei minorenni/ventenni...
      Eppure, prendiamo ad esempio Taranto e le 4 gru portuali dell'ILVA.
      Ma se tanto importante è quella posizione per punti e punti di PIL italiano, possibile che nessuno si sia accorto prima che da lì 10 persone bloccano un paese? E tanto ci vuole a scioperare prima che tutto stia per morire?
      Ok, i sindacati non fanno altro da 30 anni che truffare gli operai, agendo solo ed esclusivamente in rem propriam... ma è chiaro che una serrata di due settimane dei gruisti, anche in tempi normali, avrebbe ottenuto certamente tutti gli adeguamenti strutturali per lavorare serenamente, oltre che emolumenti in più. Eppure nulla è stato fatto, nessuno sapeva. Mai una lettera ad un giornale, mai un'intervista TV. Cose che se insisti le ottieni... solo un cullarsi nel quotidiano, come se esso fosse eterno per volontà divina. Come se il mondo non fosse solo cambiamento costante...

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    13. (2)

      Passiamo ai trentenni, che in dieci anni che li separano dai venti, età dell'innocenza, qualcosa di questo paese l'hanno capita.
      Non è vergognoso piegarsi sempre e solo al già esistente, nella speranza di salvare il proprio culo e basta?
      Non è osceno vivere l'ossessione di duplicare l'esistenza dei genitori, quasi una clonazione, quando si assiste al crollo del meccanismo che i propri genitori tutelava (cioè i 70enni di cui sopra...)?
      Non è atroce concentrarsi sull'auto e sul mutuo, quando non ci sono i servizi di assistenza all'infanzia, quando i processi durano 20 anni, quando la criminalità è padrona di tutti e noi di nulla, quando si deve votare un Fiorito per avere le consulenze dei pubblici enti?
      E tutti invece ancora sul carro scassato, provando a strappare allo Stato altri posti pubblici, altre toghe, altri psicologi, altri letterati, altri commercialisti senza più commerci... E nessuno che si prende la briga di capire che la vera esigenza del paese, che ha tutti i ruoli occupati in quasi tutti i settori che non siano l'imprenditoria e l'artigianato, era ormai "politica". Che nuovi politici servivano, non nuovi avvocati. I quali a Roma son già più che in tutta la Francia... e noi siamo quelli coi padri tutelati, che al limite tutelano noi, almeno dalla fame... il massimo della colpa, vendersi per il futile, lasciando affondare la barca. Così come insegnare ai figli il dovere della quiescenza, del resto …
      Dei ventenni è inutile parlare, colpe lì non ce ne sono. Omnia munda mundis. Ho solo pena per loro. E timore che le scuole che abbiamo dato loro li rendano ancora più inadeguati di quanto fummo noi.


      Bene, Corporeus corpora è realizzato da due esseri umani che potrebbero fare altro nelle ore che occorrono per dargli vita e gestirlo al livello che desideriamo. Che viene poi gratificato dai vostri interventi.
      La sua funzione è quella di dare un taglio diverso all'informazione ed alla riflessione, senza vincoli ideologici e preconcetti di sorta. Fino allo scabroso ed allo scontro fra gli autori. Che però ammetterete hanno il coraggio di affrontare temi molto caldi, dedicando a loro spazio ed attenzione.
      Se proprio dovrà venire il giorno in cui si debbano imbracciare i fucili, magari li imbracceremo. La storia non fa sconti a nessuno... per ora crediamo che ai fini della "rivoluzione culturale", la quale si fa tanto con gli stencil che con i grandi giornali, passando per internet, il nostro ruolo sia sensato e "attivo".
      Ma, ripeto, questo non siamo noi a doverlo affermare.
      Se, infine, lei allude anche al giornalismo italiano attuale, allora beh... non c'è miglior risposta dell'averlo abbandonato professionalmente (così come la carriera forense), pagando il prezzo non indifferente di una grande incertezza economica e sociale. Proprio per i motivi che indicavo prima quando parlavo, appunto, dei coetanei.
      Che poi io non sia un eroe romantico puro, che fa questo e poi scarica i sacchi di patate la notte per mantenersi, oppure vive sotto un ponte, lo dichiaro da sempre. Una poltrona c'è.
      Spero di giustificarne il possesso, ai vostri occhi, non trascorrendo tutto il mio tempo su "4 ruote" o "youporn" (che pure non sono così male... e spesso meglio di "Micromega")

      Grazie per l'attenzione.

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    14. Da che pulpito .... Di osceno c'è solo la tua pretesa di insegnare agli altri come vivere. Qui c'è gente che non si concentra sull'auto ne su 4ruote perchè non ha i soldi manco per sognarla l'auto. La vita per alcuni non è una festa continua, ma sacrificio, dedizione, fatica, sudore, e non per replicare la vita dei propri genitori ne per farsi le ferie ai Caraibi, ma per mantenersi autonomamente, con dignità e onestà. Sarebbe una cosa gradita evitare di fare costantemente la morale a chi si fa un mazzo tanto nella vita perchè non ha le spalle coperte da mamma e papà. Hai ragione siete due esseri umani che potrebbero fare altro nella vita, magari lavorare o magari fare volontariato, o magari semplicemente scendere dal vostro piedistallo. L'opera che fate è meritoria (e, per altro giustamente, ve ne autocompiacete ogni due giorni) ma avere l'umiltà di sapere ascoltare il prossimo, ponendosi al suo livello non sentendosi sempre al di sopra di tutti, ogni tanto nella vita non guasterebbe. Magari potreste accorgervi di quanto sia limitata la vostra visione del mondo.
      Grazie per l'ospitalità

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    15. Certo che l'ironia è proprio a zero...
      La mia risposta non è certo tutta nella battuta finale. E' nel testo che precede.
      Nessuno fa la morale a nessuno. Nè ci sentiamo superiori.

      Si tratta di affondare con la barca, remando tranquilli mentre abbiamo acqua sino alle ginocchia; oppure di turare le falle per arrivare in porto. E lì cambiar nave.

      Sedersi sull'esistente è stato già fatto negli ultimi 40 anni e ci ha portato a perderlo, l'esistente. Anche a volersene infischiare come i padri, il sistema non durerebbe a sufficienza per coprire le nostre esigenze egoistiche.

      Il mio è un invito a accettare il rischio che la Storia impone, come in altri momenti storici fu affrontato da altre generazioni. Per nulla lontane.
      Il conte Santorre di Santarosa poteva anche starsene a casa sua con le contessine... e invece se ne andò a morire in guerra... stesso dicasi di Byron e Shelley etc.etc...

      E basta anche con gli esempi letterari. La disamina sociologica sulle responsabilità italiane per età è mia, me ne assumo la responsabilità e può anche non piacere. O sembrare assurda.
      Non mi sono mai posto come un esempio meraviglioso di essere umano, provo solo a dire quel che penso e a aprire su ciò dibattito.
      Consapevole del fatto che a furia di ritenerci sempre dalla parte della lama e non del manico significa arrendersi troppo presto.

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    16. Caro anonimo,

      abbiamo una visione parziale del mondo. Come tutti.

      Mi pare che per fare l´Ilva si sia preferita una opzione che non sarebbe stata la nostra.

      Ora, con le conseguenze di distruzione che questo ha comportato, ci dobbiamo sentir dire che non ascoltiamo abbastanza la vostra istanza, che sarebbe piu nobile della nostra.

      Essi´ che ho scritto che concordo, nonostante tutto, che la fabbrica debba rimanere aperta.

      Pero ci ho tenuto a dire che al canto dell´innocenza non ci credo.

      Neanche questo dovevo dire ?

      Va bene, allora diciamo che la fabbrica deve rimanere aperta, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, i dipendenti Ilva sono tutti inoocenti dal primo all´ultimo e chi dice il contrario ha il latte alla bocca che se lo puo pemettere

      Quel che e` stato fatto e la carognata del decreto attuale (lo avesse fatto Berlusconi !) e` il meglio possiile.

      Va meglio ?

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    17. Ho recentemente letto questa lettera su uno dei blog che seguo abitudinariamente. Mi ha molto colpito e ve la propongo. L'argomento non è più attuale ma ritengo dia l'idea di quel che significa la dignità di un uomo, di un padre di famiglia, di un operaio. Quella classe operaia, ha fatto di noi figli, persone che si sentono pari agli altri, e possono andare avanti nella vita, merita un rispetto infinito. Anche da parte vostra che forse figli di operai non siete.
      Ossequi
      RINO

      Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
      Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
      L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
      L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
      L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
      L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
      L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
      Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
      Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte.
      Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
      Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
      Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.
      Odorava di dignità.

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    18. (1)

      Rino, cosa dire...

      E' evidente che diamo una sensazione di disempatia nei confronti della categoria, per così dire... e ce ne spiace molto.
      No, i nostri genitori non sono operai. E nemmeno dei Lord della camera alta, ad ogni modo.

      Quel che dice Deaglio è tipico di una certa visione delle cose, infine molto dirigista e materialista, che viene dalla sua specifica formazione.
      Quel che lei ha postato qui, e la ringraziamo per questo, fa riflettere.
      Cercherò il testo originale di quel Luglio 2010...

      Qui non si voleva mancare di rispetto nè ad una classe, nè alla stragrande maggioranza delle persone che la compongono.
      Ad ogni modo qualcosa è accaduto alle maestranze ed alle loro rappresentanze sindacali, se la questione della politica industriale italiana è giunta a codesto punto: in fondo era certamente anche un problema diretto dei lavoratori se un numero impressionante di casi di tumore li affliggeva. Come pure le loro mogli.
      Perchè sia ben chiaro che la percezione diretta del fenomeno in città è assai più grave di come le statistiche la raccontino, per ora. E' addirittura mozzafiato.

      Se ci pensate bene, un "Sitema Archinà", così complesso e tentacolare, forse non ci sarebbe mai stato se la quantità e la qualità di cose da occultare fosse stata solo un pò minore...
      Del resto lo stesso ministro Clini (che mi vergogno di chiamare ministro ormai), dopo aver affermato la pericolosità e la salubrità dell'ambiente tarantino altalenando cento volte, ieri addirittura manifestava pensieri "stalinisti", con la deportazione di un intero quartiere altrove, forse sulle isole Cheradi, al fine di proteggere gli abitanti da una veneficissima contiguità... ed evidentemente consentire sversamenti inquinanti for ever and ever...

      Ora, una grande miopia c'è stata, probabilmente generata da quel clima di fissità immutabile, di facile conservazione, di sensazione di debolezza assoluta di fronte al potere(errata, come il caso recente dei gruisti - e se volete delle stesse lotte genovesi - dimostra ampiamente...), di inganno dei sindacalisti che sulla pelle di tutti hanno costruito il loro personale benessere, il loro burocratico potere...

      Ben, di questa miopia parlavamo, Rino.
      Consci, per esperienza di amici, conoscenti e libresca (non diretta, no, quello no... ed è certamente un limite per la comprensione della dimensione umana, ma non per la comprensione di cause e finalità), che è molto difficile in alcune occasioni alzare la testa e guardare oltre l'oggi ed il proprio sistema di riferimento.
      Ma che ci sono momenti in cui si deve farlo, non foss'altro che non si ha nulla da perdere.

      Bene, in questo momento storico gli italiani non hanno più nulla da perdere... e il gioco dell'informazione controllata, sino all'osso, è coprire questa realtà a tutti i costi, simulare che il sistema ha ancora capacità di tenuta: che non è vero, ad esempio, che se hai una casa che hai comprato per 200x appena 4 anni fa oggi ne vale 100x, se pure trovi chi la voglia... e così sarà per altri 10 anni almeno. Anzi, forse arriverà a valere 50x... e non scherzo.

      Corporeus corpora ritiene che sia tempo di agire, perchè non c'è più tempo. Soprattutto per chi ha figli e non può così facilmente emigrare, come consigliava FO già nel 1977....
      Ma prima di agire bisogna essere consapevoli, sapere che accade, avere il coraggio di guardare questo paese senza i paraocchi che ci vogliono a forza infilare.

      Noi facciamo del nostro meglio per far girare questa versione, queste idee, queste speranze, se volete.
      Con tutti i limiti del caso, nostri e della nostra storia personale, se volete anche privilegiata, almeno in parte... Che però non abbiamo mai nascosto, anzi.

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    19. (2)

      Se volete davvero i sepolcri imbiancati, quelli che simulano sensibilità ed esperienze che non hanno, cercateli nella sinistra "alternativa", magari vendoliana, nei libri scritti da abatini e topini di università che parlano invece di acciaio e di classe operaia, perchè sono andati ad un workshop su Di Vittorio, alla Sapienza.
      E non hanno mai davvero visto un cazzo del mondo, se non la rappresentazione stantia ed oleografica che gli è stata impartita ed a cui loro si sono attenuti per poter finire in tv, oppure aver minimum fax che gli stampa il libro di "regime". O Fandango che gli fa il corso di scrittura. Per poi usare i soldini vendoliani del cinema pugliese per le loro mediocrissime sceneggiature …

      Prendetevela con i Ciellini che tanto amano il "popolo" a parole, se però dà i voti alla loro macchina di potere. E gli si sentono talmente fratelli nelle sofferenze da gestire tutto il business degli ospedali e dei rimborsi pubblici ASL...

      Prendetevela con la Fornero, con Bertinotti dalla sciarpa di cachemire... noi non abbiamo mai pensato di poter, saper, voler rappresentare le istanze di categorie alle quali non apparteniamo.
      Ma poichè le riteniamo vittime di un grande tradimento da un lato e di loro stesse dall'altro, poichè riteniamo che questo stato di cose sia indifendibile e destinato a non assicurare più nè gli stipendi dei funzionari nè i salari degli operai (che già Deaglio aveva derubricato, insieme al loro tempo libero, in un delirio sempre più "cinese"), cerchiamo qui di sollevare problemi che altrove non si toccano.
      Perchè non politically correct. Nella speranza che da seme nasca fiore che faccia frutto e poi seme e poi così via... e si trovi insieme il coraggio di svecchiare questa lugubre terra di Zombies che chiamiamo Italia.

      Spero di aver quantomeno chiarito la nostra, mia posizione.
      Il tema, molto delicato, necessitava credo tanto spazio.

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    20. Guardi come figlio di operaio questo tema mi coinvolge molto ma come dice, è delicato e meriterebbe ampio spazio, al di là dell'Ilva e della situazione specifica. Spero lo approfondirete in seguito.
      Le parole della signora Silvia e della signora Monica sono davvero toccanti ed appassionate, non abbiatevene a male, ma le donne hanno quel valore aggiunto che spesso a noi manca, Le ringrazio delle loro testimonianze.
      Ancora ossequi
      RINO

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    21. Come potremmo avercene a male...

      La "questione operaia" attraversa tutta la Storia dell'Italia Repubblicana.
      Proveremo ad analizzarla in futuro, ma è cosa assai impegnativa. Per adesso sono lieto di esser riuscito a esplicare meglio il mio pensiero.

      Grazie ancora per l'attenzione.

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    22. Rino,

      sull´espansione del denaro ma non dei diritti, sfonda un aporta aperta.

      E` l´argomento centrale della Lega per l´uninominale. Abbiamo consentito l´ingresso al WTo della Cina ma senza chiedere in cambio lo status di cittadini per i cinesi.

      Del resto, ho gia´ scritto di come questa guerra fra poveri fossse stata espressamente prevista da Pannella nel 94.

      Su Deaglio, non sapevo ma non mi meraviglio. L´ho scritto io stesso su Napolitano: e` la cultura illiberale per cui i grandi fenomeni storici si governano sacrificando i singoli.

      E che qualcuno abbracci quella cultura oggi, dopo lo stakanovismo e la caduta del muro, Rino, e` conseguenza diretta del considerare i diritti dei cinesi come "marginali"

      Dell´essere "pragmatici"

      E l´empatia per i 30 morti/anno he fa Ilva non ne vogliamo parlare ? Magari sono operai anche loro, almeno in parte.

      Come dice l´abate, c´e´ stata miopia, Rino.

      Gli operai dei fasci pensa fossero cattivi, Rino ? O diversi da quelli di oggi ?

      Quando Pannella proponeva di abolire l´automatismo del rinnovamento dell´iscrizione a questi sindacati, di cui oggi scoprite che vi hanno venduti, lo chiamaste ... lascio perdere per amor di patria.

      Nel 94 per un politico probabilmente era piu facile vendervi la continuita della fabbrica invece che i progetti di riconversione. Non e` un caso che Pannella fosse isolato allora come oggi.

      Oggi, di fronte all´argomento del diritto e della giustizia contro il padrone opponete il riflesso identitario operaio, l´empatia a senso unico, la rivendicazione.

      Siete stati plebe invece che cittadini.

      Vi hanno fatto valutare la "dignita´" mistificandola con l´apparteneza operaia invece che con l´aderenza alle regole democratiche. In democrazia le tessere non si rinnovano automaticamente.

      E i diritti non sono diritti operai. Sono diritti dei cittadini. Di tutti i cittadini. Altrimenti poi si arriva a dover contrapporre i diritti operai a quelli delle vittime.

      Ha letto il mio pezzo ? Vita del diritto per il diritto alla vita.

      Oggi Pannella dice che siete la stessa "brava gente" che inneggia sotto le dittature: e` mancato il dibattito, e` sepreggiata la miopia

      Oggi gli operai del comitato tarantino dicono che non vogliono piu essere schiavi bensi cittadini. E vanno a cacciare i confederali. Bene, benissimo. Ma e` il primo barlume di consapevolezza civica da che io ricordi.

      Voi qui oggi insistete opponendo gli stessi vecchi argomenti.

      Per come la vedo io, Rino, si e` prima cittadini e poi operai.

      E se operai non lo siamo tutti, cittadini si.

      E questo vostro contrappore la "solidarieta´" per gli operai ai diritti dei cittadini tutti, Rino, e` il mio problema.

      E se e` vero che la miopia e` dovuta alla mancanza di dibattito, questo e` il nostro piccolo contributo.

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  8. Non è mai stato detto che sia una scelta facile.
    Scelte facili, soprattutto in questa situazione, non ce ne sono.

    Cataldo Ranieri è un operaio. Ha fatto la sua scelta. Altri ne hanno fatte diverse. Ognuno sa le valutazioni che ha fatto. Ognuno ha pesato il costo delle sue scelte. Non posso biasimare nessuno di loro.

    Non sono madre, e ora come ora, posso dirti che ai miei figli vorrei lasciare quel che ho ricevuto io in eredità: zero soldi, tanti debiti, e una smisurata forza di credere che se lotti puoi cambiare le cose. E se ci metti tutta te stessa, eccome se cambiano.
    Ma non pretendo che tutti la pensino come me, come non pretendo che tutti abbiano la stessa forza o le mie stesse motivazioni. Se avessi dei figli però parlerei così? Non posso giurarlo, perchè nelle situazioni bisogna trovarcisi.

    Quel che vorrei, ma non da voi, parlo in generale e sempre senza polemica (thanks), sono proposte concrete, alternative o basi su cui costruirle queste alternative.
    Io riconosco di non avere le conoscenze adeguate, per fornire valide alternative concrete, magari ho mie idee ma non so quanto davvero sostenibili.

    Il fatto è che quando gli ideali si scontrano con la vita reale, uno dei due soccombe, e non sempre sopravvivono gli ideali. A volte ma non sempre. Alla gente bisogna fare proposte concrete, gli ideali non si mangiano, e il popolo se non ha pane, non vive di brioches.

    Poi qui bisognerebbe aprire un capitolo immenso sul fatto che agli italiani alla fine va bene così altrimenti altro che scendere in piazza tutti i giorni...ma ancora probabilmente il fondo in questo paese non è stato toccato, per muovere le coscienze ad un cambiamento.


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    1. Ripeto, la fabbrica deve continuare a funzionare. Sul piano concreto

      Sull´altro, ci dobbiamo dire la verita´.

      Abbiamo decretato che la salute pubblica non e` una ragione sufficiente a fermare una attivita´ industriale. Abbiamo decretato la ragion di stato sul diritto dei singoli a vivere.

      Chi per un miliardo, chi per 1000 euro, e` questo che abbiamo fatto.

      Abbiamo ritenuto che la vita del diritto, per dirla con Pannella, non fosse poi cosi´ importante. Eccoci qua.

      Se non ce lo diciamo, questa cosa la rifaremo

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    2. E su questo, almeno su questo, siamo d'accordo.

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  9. Don Giorgio su ILVA:

    Liberare Taranto dai veleni!
    2 ottobre 2012 at 17:49

    di don Giorgio De Capitani

    Lunedì sera, 1 ottobre, Gad Lerner ha trasferito la sede del suo programma “L’Infedele” in piazza Gesù Divin Lavoratore, nel cuore del rione Tamburi dominato dalle ciminiere dell’Ilva di Taranto. Sul palco c’erano i dirigenti sindacali che hanno guidato la protesta, il sindaco di Taranto, gli animatori del Comitato cittadini “Liberi e pensanti“, il segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Maurizio Carbone; l’economista Gianfranco Viesti, e sulla piazza tanta, tantissima gente.

    Il tema era scottante: come conciliare il diritto alla salute e la salvaguardia dell’ambiente con il diritto al lavoro? Prima la salute o prima il lavoro?

    Nessuno vorrebbe parlare di prima e di dopo: tutti parlano di diritti inalienabili e da conciliare tra loro. Ma come conciliarli? Qui sta il punto. Bisogna essere realisti, e non i soliti scaltri equilibristi in favore di principi difesi come tali, ovvero come principi.

    Dunque, in concreto, prima la salute o prima il lavoro? Non giriamoci attorno a parole ad effetto mediatico. Gli stessi operai, ora, solo ora, cercano di salvarsi la faccia, parlando del diritto anche della salute e dell’ambiente, ma hanno la testa confusa, non sanno più che pesci pigliare, anche perché – siamo onesti nel riconoscerlo – stanno vedendo che c’è un grande movimento di gente sempre più decisa a salvare la città dai veleni dell’Ilva.

    Domanda: se questa città che si sta ribellando non si fosse imposta con caparbietà, gli operai e la ditta cosa avrebbero fatto per non far chiudere la loro fabbrica? Anche i cittadini ora si sono mossi spinti dalla rabbia, perché hanno aperto gli occhi, ma, come al solito, troppo tardi, il merito però di aver fatto prendere coscienza del vero problema che è la salute va riconosciuto a poche persone, che in questi anni hanno lottato, contro tutti e contro tutto, anche contro l’indifferenza di una città che non si sarebbe svegliata se il Gip di Taranto non avesse imposto il sequestro degli impianti. Una situazione diventata ormai insopportabile, per colpa anche di sindacati conniventi, di operai omertosi.

    Mi aspettavo che qualcuno, lunedì sera, ricordasse la tragedia dell’amianto di Casale Monferrato. Stessa vicenda che ha prodotto e sta ancora producendo migliaia di morti. A Casale si è arrivati troppo tardi, qui a Taranto si è ancora in tempo a fermare i morti. Anche a Casale la responsabilità è stata non solo della dirigenza aziendale, ma anche dei sindacati e degli stessi operai, che sapevano e tacevano, per poi – e questo mi ha fatto arrabbiare! – costituirsi parte civile contro la Ditta per chiedere il risarcimento dei danni.

    Ma questi operai quando capiranno la lezione?

    E non mi devono dire che loro sono liberi di scegliere di lavorare anche in una fabbrica di morte. No, voi non siete liberi, se quella fabbrica in cui lavorate produce veleni a danno di un’intera comunità. In tal caso, anche voi sareste dei criminali!

    Non tocca a me proporre una via d’uscita. Ci sarà, senz’altro.

    Bisogna avere la lungimiranza di vederla, e il coraggio di intraprenderla. Ma nel frattempo bisogna creare una tale rottura da mettere chi di dovere nella costrizione di scegliere il bene comune.

    Basta con le promesse. Basta con le belle parole di comodo. Basta con le politiche di compromesso. C’è di mezzo la vita. Il lavoro è al servizio della vita, e non viceversa. Il profitto è al servizio della dignità umana, e non viceversa.

    La politica finora, i sindacati stessi non hanno ancora capito qual è la gerarchia: prima la salute o prima il lavoro?

    Non ho pietà per la perdita di un posto di lavoro. Ho pietà per quanti la stanno pagando per colpa di fabbriche tenute in vita per dare morte all’Umanità. Con il sostegno di una politica responsabilmente assente, di un mercato folle, con la connivenza di sindacati e di operai, e con l’indifferenza degli onesti.

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    1. "Ma questi operai quando capiranno la lezione?

      E non mi devono dire che loro sono liberi di scegliere di lavorare anche in una fabbrica di morte. No, voi non siete liberi, se quella fabbrica in cui lavorate produce veleni a danno di un’intera comunità. In tal caso, anche voi sareste dei criminali!"

      "La politica finora, i sindacati stessi non hanno ancora capito qual è la gerarchia: prima la salute o prima il lavoro?

      Non ho pietà per la perdita di un posto di lavoro. Ho pietà per quanti la stanno pagando per colpa di fabbriche tenute in vita per dare morte all’Umanità. Con il sostegno di una politica responsabilmente assente, di un mercato folle, con la connivenza di sindacati e di operai, e con l’indifferenza degli onesti."



      Cato,

      non sapevo avessi tali ispiratori...

      :)))

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    2. Cito Frankentein Junior al momento in cui il mostro rompe i legacci e fugge dal castello: "Che ho fatto !?!"

      ;-)

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