lunedì 29 ottobre 2012

ILVA, quale funzionamento e quali criticità: a voi il siderurgico tarantino

il ciclo integrale dell'acciaio

La spiegazione completa, slide, dopo slide, del funzionamento e delle criticità determinate dalla più grande acciaieria d'Europa, nell'opera divulgativa di due tecnici di alto spessore, provenienti da ARPA e Legambiente: il dottor Giua e la dottoressa Spartera.

Un "documentario" che Corporeus Corpora mette a disposizione della rete, perchè si possa meglio comprendere "Di cosa parliamo quando parliamo di ILVA".

Comprensione resa ogni giorno più necessaria dal precipitare degli eventi e delle scelte che, a breve, faranno di Taranto un rischiosissimo laboratorio sociale, economico, tecnologico: forse, oseremmo dire, la cartina di tornasole per eccellenza delle residue potenzialità di reazione e sviluppo del nostro paese.

sabato 27 ottobre 2012

Giannino a Taranto: niente "liberi e pensanti", tanti temi

Oscar Giannino con movenze da toreador, nella plaza de toros tarantina

Oscar Giannino oggi è in giro per la Puglia. E' passato stamane da Taranto, alla camera di commercio, di fronte a buon pubblico. 

Qualche correzione di tiro sulla precedente impostazione, espressa in Chicago Blog.

Poca politica, molta economia. Tanta Ilva. Un Grillo siciliano a due cifre?

     (foto Corporeus corpora)

Secondo Giannino la dismissione dell'ILVA è un fatto sistemico di grande portata, dalle conseguenze gravi per l'intera pianificazione industriale italiana ed europea. Fin qui, nihil novi.
Ma la posizione nei confronti della famiglia Riva, delle risultanze sanitarie e del sacrificio di una popolazione, è risultata ben più sfumata e meno ricca di "certezze": a suo dire non è possibile sostenere che la competitività del siderurgico sia dovuta esclusivamente al "dumping ambientale" in violazione di legge, ma certamente la situazione, nelle parole odierne, riscopre una complessità di problemi e soluzioni sinora non intravista e preferita alla precedente, più netta e a nostro parere semplicistica. Non foss'altro che per carenza, all'epoca, di informazione pluralista.
Arrivo in sala, di broccato
Per Giannino resta indesiderabile la chiusura dello stabilimento, senza dubbio... ammette però che si può provare a trovare il bandolo della matassa ingarbugliatissima solo con l'impegno immediato e fattivo (a iniziare dall'identificazione di grandi risorse nell'immediato) dell'azienda e dello Stato... ma subito dopo dell'Europa, che dovrebbe immaginare una nuova politica dell'acciaio, come si fece nel primo e secondo dopoguerra.

Il ruolo della magistratura, pur in una dimensione che solo l'inettitudine della classe politica locale ha potuto consegnarle, non risulta più sopra le righe. Nè si è più sostenuto che le emissioni siano state drasticamente ridotte negli ultimi anni e che pertanto il sequestro giungerebbe anacronistico.
Ne prendiamo atto con soddisfazione, in quanto già in passato (dopo l'endorsement di Luglio) avevamo provato a chiarire come quanto da lui affermato di getto, il primo agosto 2012 su Chicago blog, fosse assai affrettato, proprio su questi punti qualificanti.
E ci era spiaciuta la sua presenza al solo Taranto Finanza forum, in resort isolato a 5 stelle, nei giorni caldi del sequestro ILVA, invece che anche fra la gente e nel vivo della città.
Vi diamo un esempio della solita ottima divulgazione economica liberista del bravo Oscar, tenuta in loco. E della solita plateaccia provinciale simil jet set :

giovedì 25 ottobre 2012

Ultim'ora ILVA: Il presidente Ferrante non è più custode

Dal corriere della sera:

La severità eccentrica del ministro Severino...
La decisione è stata assunta dal Tribunale di Taranto, su richiesta della procura ionica. In virtù di tale provvedimento Ferrante è stato sospeso dal collegio in attesa del verdetto finale atteso dalla Cassazione.

"Ferrante ha dimostrato, pur presentando ricorsi legittimi, discutibile e scarsa disponibilità a collaborare con l'autorità giudiziaria, palesata soprattutto in maniera chiara con la volontà, o quantomeno l'interesse, a proseguire l' attività produttiva". Il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante - è detto in una nota dell'azienda - "prende atto della decisione del Tribunale di Taranto di oggi".
Abbiamo già scritto in merito, rinunciando a dedicare troppe energie ad una situazione processuale che, per molti versi, ci pare già documentata e indirizzata verso i suoi esiti. Per concentrarci sugli aspetti tecnici e futuribili.
Diamo la notizia per necessario aggiornamento, avendo fornito in precedenza i documenti originali del processo. Ma, come potete leggere in

Tarasleaks 2012: I due provvedimenti del G.I.P. in seguito alle decisioni del riesame - integrali


Il dottor Ferrante riprende il ruolo di custode (per ora). Cassazione in vista?


avevamo già più che previsto i possibili sviluppi ed esiti della vicenda. E non grazie a superpoteri, ma perchè tutto sommato logici e conseguenziali. Alla luce di un minimo di conoscenza del diritto.
Allora come oggi, l'idea che il ministro Severino avesse parlato di "abnormità" possibile dell'atto di revoca ci fa sorridere.
Ma se pensiamo alla sentenza data dal tribunale dell'Aquila sulla vicenda terremoto e responsabilità penale conseguente attribuita alla commissione grandi rischi ed ai sismologi interessati, le cose cambiano.

La libertà di opinione, un inciampo da rimuovere

Il senatore Giuseppe Valentino, mister art.3

In questi giorni si affronta in parlamento un tema cruciale per la vita del paese e le sue residue speranze di vita civile moderna: la diffamazione come grimaldello, i tribunali come censura. 

Il ruolo chiave del senatore Giuseppe Valentino, penalista calabrese, autore dell'articolo 3 (blog, libri...) della proposta di legge uscita dalla commissione giustizia. Tutto su OpenParlamento.

Come in molte altre occasioni, una legge viene predisposta al mero scopo di introdurre alterazioni degli equilibri e delle libertà esistenti sotto mentite spoglie.
E' del tutto evidente che la vicenda di Sallusti, al di là del merito, apre un capitolo increscioso sulla libertà di stampa e di opinione in un paese già molto poco liberale.
Essa rappresenta un salto di qualità non indifferente. La condanna al carcere del direttore del giornale, infatti, ha aperto la strada sull'onda dell'emotività ad un progetto di lunga data.
Il suo scopo è la sottrazione di spazi di libertà  imprevisti sino a 10 anni fa: la possibilità per il singolo di divenire direttamente oggetto e soprattutto soggetto di informazione e di opinione, in modo autonomo, e di veicolarla direttamente a miliardi di utenti potenziali ha scardinato il senso di un sistema fondato sui media tradizionali, decisamente intermediati e finanziati dal potere costituito.
Che senso ha, in un mondo in cui Alessandro Marescotti può inviare in tempo reale i risultati scientifici sull'inquinamento a Taranto a migliaia di persone, rovinando così una politica di gestione ministeriale della vicenda ILVA, tutta fatta di segretezza e piccoli giochi di sala stampa, che senso ha, ripeto, controllare da cima a fondo tutta la RAI?
Che senso ha più per un sindaco utilizzare il peso del potere alfine di ottenere trattamenti di favore dai media locali quando un bambino di 12 anni può postare le foto delle voragini stradali o del mafiosetto dipendente comunale "nominato" che fuma sigarette invece che lavorare?
Che senso ha sedare, sopire, distogliere se poi il prefetto di Napoli viene colto dal più banale dei telefonini con le mani nel sacco della retorica e del protocollo?
Nessuno. O  molto poco.
Una successione di tentativi, prima di equiparazione dei blog e siti alle testate giornalistiche, sconfessati da una sentenza di Cassazione molto precisa, oggi di richieste di danni e di esercizio immediato delle proprie ragioni (sotto forma di rimozione immediata del non gradito, non importa se vero o meno, oltre a multe e sanzioni), vogliono evidentemente rimuovere questo spazio di libertà, alla faccia della fondazione Arhef di cui abbiamo appena parlato, del Corriere della Sera che chiede ai lettori il controllo euristico sul narrato, della new economy in generale.
Ma  soprattutto delle seguenti fonti di diritto universale e nazionale:

mercoledì 24 ottobre 2012

Fact cheking: l'informazione tradizionale abbraccia la rete. O va in vacanza?

Da Di Vittorio a Timu: Un rapido sguardo su questa evoluzione a doppio "feedback" del noto quotidiano italiano.



Così i lettori partecipano al controllo dei fatti

Sul sito del «Corriere» i cittadini potranno contribuire alla verifica e al riscontro delle notizie

Il logo del fact checking abbinato ad una notizia di Corriere.itIl logo del fact checking abbinato ad una notizia di Corriere.it
Accuratezza, indipendenza, imparzialità, legalità. Quattro principi che sintetizzano l'etica del giornalismo e che rappresentano le linee guida alla base di factchecking.it , la piattaforma social promossa dalla Fondazione ahref che consente ai cittadini-lettori di svolgere un'azione di verifica dei fatti pubblicati sui media online e tradizionali mediante controlli incrociati di documenti e fonti non citate.
Il modello è quello collaborativo che si ritrova anche in altre esperienze in rete - su tutte Wikipedia - e che applicato al racconto degli eventi punta a trasformare i lettori in protagonisti. «L'idea di fondo - spiega Michele Kettmaier, direttore generale di ahref - è che il lettore ha a cuore il giornale tanto quanto i giornalisti e per questo si impegna a dare il proprio contributo non solo per evidenziare errori o incongruenze, ma anche per arricchire con documenti e approfondimenti che i tempi dell'informazione di oggi non sempre permettono di affrontare a dovere».

Per chi fa informazione è dunque un'opportunità in più, che il Corriere della Sera , primo in Europa, ha deciso di cogliere senza esitazioni. Ogni giorno verranno suggeriti alcuni articoli di Corriere.it sui quali sarà possibile effettuare il fact checking , segnalando eventuali imprecisioni o fornendo ulteriori spunti. Ma la verifica potrà essere estesa a tutte le notizie. Oltre ad una policy molto stringente, a dare credibilità all'operazione è un sistema di rating: ogni utente registrato (bastano anche l'account di Twitter o Facebook) acquisisce punteggi-reputazione sulla base di quanto è attivo e di quanto la community lo considera affidabile.
 La fondazione Ahref aggiunge che

Factchecking.it è una piattaforma nata dalla necessità di sviluppare un'informazione accurata e documentata basata su principi condivisi. Uno strumento che va oltre la semplice condivisione di contenuti e consente ai cittadini di lavorare insieme per la verifica collaborativa delle notizie. Chiunque iscrivendosi a Civic Link, il network di media civici che la Fondazione Ahref sta sviluppando, può partecipare a un fact checking, con voti, commenti e fonti  o può chiedere alla comunità di verificare i dati contenuti in una notizia. La comunità si autoregola attraverso un sistema di reputazione che premia e valorizza i contributi di qualità. Il Fact cheking che oggi Corriere.it, primo tra i quotidiani italiani, sperimenta su una selezione dei suoi articoli scelta dalla redazione, sarà la base di una nuova piattaforma che la Fondazione <ahref sta sviluppando per la verifica collaborativa delle dichiarazioni dei politici.

Summit mafiosi: una nuova real TV tutta italiana...

Aldo Grasso

Speriamo che Aldo Grasso, sempre così puntuale, se ne accorga per tempo: i summit di Mafia sono ormai un genere televisivo di grande successo. 

E ce li teniamo ben stretti!





Ebbene si, cari lettori... un tempo c'erano i pizzini a parlarci di "Loro". Oppure i pentiti. Loro chi?
Ma i nostri connazionali mafiosi, no? Quelli che hanno consentito ad Hollywood grandi successi e che ci rendono famosi in tutto il mondo, con le loro gesta ed il racconto che di quelle gesta fanno media, agenti di pubblica sicurezza, magistrati.
Eccovi un mirabile esempio gastronomico di ultranotorietà del marchio mafia, per così dire:




Poi abbiamo cominciato ad ascoltarli in conversazioni intercettate. E mai ci hanno deluso.
Parlano proprio come nei film, giusto alle volte un pò meno di accento (ma laddove c'è, soccorrono i sottotitoli...) .
Da un paio di annetti a questa parte, invece, ce li possiamo godere in tv, durante i telegiornali ed i programmi di approfondimento. O nei video su internet.
incredibili protagonisti di incredibili fiction
Gli americani ci avevano provato a prendere il sopravvento anche in tv, rispondendo e stravincendo con i loro The Sopranos ai nostri fotoromanzi buonisti sul fenomeno (due per tutti, la celeberrima quanto tediosa Piovra, l'irrealistico Capitano Ultimo)... ma si sa, noi l'abbiamo inventata la Mafia e contro la reale realtà non c'è fiction che tenga.
Scopriamo qui una vibrante umanità, luoghi e devozioni antichissime, soprannomi cinematografici (appunto!), temperamenti dialettici, visi e corpi indimenticabili, finanche talenti musicali: dalla Sicilia, sempre gettonatissima, alla Lombardia, essi bucano il video e fanno audience.
Possiamo esserne tutti orgogliosi, noi italiani... non crederete mica che tanta gente possa campare di solo "pizzo" ottenuto con la violenza estorsiva, no?
Macchè... siamo noi con il proibizionismo sugli stupefacenti (352 miliardi annui globali di business) e gli appalti pilotati (60 miliardi all'anno solo in Italia, di cui molti in mano criminale) a sostenerli tutti, belli e pasciuti.
E quando li acciuffiamo, così, in un mezzo gioco delle parti, li mandiamo in carcere, a migliorare la formazione criminale e ad espandere il giro d'affari... certo, i più deboli non ce la fanno, magari si (o li) impiccano... ma è selezione naturale anche quella, che ci garantisce una malavita organizzata di alto profilo! 
E poi dicono che non sappiamo tutelare i nostri brand... ma va!!!

Ecco che vi proponiamo una selezione di mafiavideos very real, sicuri di farvi cosa gradita:

martedì 23 ottobre 2012

settantenni da rottamare ?

Il Presidente tedesco Joachim Gauck

Dai senior italiani altre menzogne. L'esempio della Germania, dai presidenti alle carceri. La commissione europea multa l'"eccesso di cattolicesimo" nazionale. 



[Edit] a qualche tempo di distanza da quando ho scritto questo post, leggo, sempre su Il Mitte, che la situazione delle carceri berlinesi non e` ideale e che il fatto che il carcere di Grünau sia semideserto non e` indice di abbondanza bensi´ di inefficienza. Non che questa nota di correzione sia dovuta, visto che qui non siamo professionisti. Ma non siamo neanche cosi´ cinici. Il senso generale del pezzo, secondo me rimane integro

 


Amici lettori,


oggi, come al solito leggo i giornali (e i blog, i social network) anche con l´aiuto dell´Abate e come al solito si accavallano le cose che vorrei affrontare qui su Corporeus Corpora.

In questo post terro´ il profilo basso e mi limitero´ a mettere in fila due o tre cose lette fra ieri e oggi.

La notizia della settimana sono i dati epidemiologici raccapriccianti che il Ministro della salute Balduzzi avrebbe voluto tenere riservati fornendoli solo alle associazioni invitate alla sua riunione a porte chiuse.

Se sono diventate pubbliche con grande risonanza e´ perche´ Alessandro Marescotti le ha pubblicate di soppiatto, come ha scritto ieri sul suo profilo su facebook.

lunedì 22 ottobre 2012

competitività


una cokeria moderna

Amici lettori,

oltre alla mole di documenti processuali sull'Ilva già resi disponibili, c'è una osservazione specifica che mi ha impressionato e che voglio condividere.

Nel post precedente del mio esimio e stimatissimo collega e coautore l'Abate di Theleme, leggo della dichiarazione del Dott Assennato sulla competitività dell'Ilva. Mentre i suoi concorrenti si sono mossi prima, Ilva ha goduto della sostanziale licenza a inquinare e diciamocelo, uccidere.

Qui voglio fornire un dato grossolano e il colpo d'occhio.

Il dato grossolano è che la ThyssenKrupp, concorrente di Ilva, ha considerato che la cokeria di Diusburg fosse troppo vecchia per essere resa compatibile e ne ha progettata una nuova. All'inizio degli anni 90.

Grossomodo al tempo del passaggio ai Riva, se ricordo bene. Oggi poi sappiamo anche che la proprietà precedente aveva accantonato risorse finanziarie a copertura di costi di adeguamento.

La cokeria nuova della Thyssen è costata 800 milioni di euro e ha mosso i primi passi nel 2003.

Ad un recente seminario di LegaAmbiente presso la biblioteca comunale, è stato proposto fra gli altri questo documento pdf della ThyssenKrupp, concorrente di Ilva, che produce in Germania.

Il documento è stato scritto e pubblicato dalla TyssenKrupp stessa.

E' in inglese e ci vorrebbe un po per tradurlo in italiano.

Qui mi concentro solo su alcuni dettagli riguardanti la cokeria di Taranto e quella di Duisburg.

Superperizia Tarasleaks: Balduzzi a Taranto, evviva evviva, sinite parvulos...

Quale sarà la profilassi del ministro Balduzzi per Taranto??

Il ministro Balduzzi ci gratifica della sua celeste presenza, così a lungo negata.  Corporeus corpora proclama un giorno di "festeggiamenti" e celebra l'evento con la pubblicazione della perizia integrale dei tecnici, prodotta in Luglio dal GIP insieme al decreto di sequestro. 

Essa rappresenta il documento più recente sulla questione sanitaria ed ambientale di Taranto, in quanto l'ultimo studio "Sentieri"si ferma al 2009.


Del ministro Balduzzi e dei suoi struggenti silenzi sul caso ILVA avevamo già parlato, in apposito post. L'uomo è amante del non detto. La RAI, ad esempio, lo sa benissimo
Esperto di profilassi, mai di profilattici (per carità, un brivido democristiano ci percorre le pudenda al solo pensiero...), alfine interviene su dati clamorosi provenienti dal suo stesso ministero... 
A quasi un anno dall'abbattimento di migliaia di capi di bestiame per diossina, ad appena quattro mesi dal sequestro dell'acciaieria più grande d'Europa, ad oltre un mese dalla diffusione ufficiosa di dati sensibili provenienti dall'ultimo documento SIN che appunto il ministro viene oggi a presentare, egli giunge in città, in prefettura.
Ribadiamo qui le domande che gli abbiamo idealmente posto qualche settimana fa:

· Cosa pensa delle affermazioni dell'ex prefetto Ferrante, che mente persino sui panini e le bevande agli operai (proprio lui che rappresentò a lungo lo Stato dando di sè un'immagine inquietante), per cui a Taranto non vi è rischio particolare per nessuno?

· Che ne dice del collega Clini, che utilizza i medesimi argomenti aziendali per controbattere le posizioni del tribunale e degli ambientalisti, qualificandosi come il primo ministro dell'ambiente apertamente antiambientalista, negando persino la validità di ogni risultanza scientifica che colleghi ILVA a malattie?

· Che ne dice, soprattutto, delle risultanze scientifiche emergenti da così tante fonti, alcune addirittura ministeriali? Che devono fare i cittadini che egli è chiamato a difendere nel bene primario della salute ed a rassicurare sulle sorti dei loro cari?  Sa o non sa?


Ma Corporeus Corpora, eccitato dalla presenza ministeriale in città, vuole fare di più, vuole contribuire anche al di fuori della prefettura, vuole una volta di più far "conoscere per deliberare". Insomma vuole celebrare l'evento con un nuovo Tarasleak.
Avevamo annunciato che il nostro interessamento alle vicende dell'acciaieria sarebbe progressivamente divenuto sempre meno processuale, sempre più tecnico.
Ecco perchè chi prosegue nella lettura trova, a disposizione per la consultazione online, la perizia integrale che accompagna il decreto di sequestro del 25 luglio 2012, da noi pubblicato in versione prima parziale poi completa

Die Zeitgeist

Amici lettori,

in precedenza ho usato l'ultimo tema proposto dall'Abate per proporre una mia riflessione: cos'è il giornalismo oggi ? Non solo per chi lo fa ma anche per chi ne usufruisce. Per chi lo fa per una grande testata o per chi lo fa da un piccolo blog.


Per non parlare del fatto che le grandi testate hanno l'affanno e i privati cittadini sono diventati reporter e analisti.

Lo so per alcuni il tema non è nuovo, anzi, già puzza un po'. Recentemente ci sono stati sul tema convegni, si sono espressi in pubblico i responsabili delle grandi testate, è fresca la notizia che alcuni grandi giornali fra cui il Guardian dismetteranno il quotidiano su carta perché non riesce più a stare nei costi.

Il tema che sta a cuore all'Abate in questi giorni è ampiamente presente su testate grandi e piccole, Gilioli sull'Espresso ha addirittura chiesto le dimissioni del prefetto di Napoli Andrea de Martino.

Ma l'Abate ha una urgenza specifica su questo tema. E così sia. L'originalità dell'affrontare il tema anche noi, su cui interrogavo i miei interlocutori, è proprio questa.

Perché le urgenze passano attraverso il monitor. Lo credo davvero, non è retorica. Probabilmente i suoi lettori non troveranno nelle altre trattazioni del tema quel che trovano nella sua. E non credo si tratti dei suoi argomenti giuridici, tutto sommato non sorprendenti.

Si tratta, secondo me, di un tratto personale, che ognuno ha e che fatalmente caratterizza ogni scritto.

Eppure, eppure, rimane un mio cruccio sul taglio personale dell'Abate.

Allora adesso voglio usare un tema che starebbe a cuore a me per estendere la mia trattazione di cosa sia il blogging e il giornalismo oggi.

Perché se i miei punti di riferimento culturale sul tema non hanno certo bisogno della mia trattazione, anzi il contrario, può esserci qualcuno che non è a parte del processo cognitivo che su questo tema sto seguendo. E probabilmente l'Abate non è il solo.

Ci sono cose che secondo l'Abate nessuno scrive.

Capisco cosa voglia dire. Ma oggi questo è sempre meno vero. Non lo è per tutti. Chi certe cose vuole leggere, le può trovare.

Questa è una delle conquiste della editoria digitale. La democratizzazione per chi scrive e per chi legge.

Il punto è che lo spazio bisogna andarselo a cercare.

Se non lo si fa per chissà quale ragione, non si può però pretendere che il mondo sia quello che fu.

Non lo è.

Facciamo alcuni esempi, con le immagini che seguono:


domenica 21 ottobre 2012

“O gestisce la camorra e smaltisce la camorra, o interviene lo stato e smaltisce lo stato, la differenza non c’è” - Legambiente Campania, 2010. Ma oggi?

CLICCA!  : Campania 2010 - violenza dalla Camorra, violenza dallo Stato

Due anni sono passati dalle dichiarazioni dolenti e forti di Raffaele Del Giudice, presidente di Legambiente Campania. 

Qualcosa è cambiato?


la mediocre piattaforma blogger non consente ad alcuni la visualizzazione del link CLICCA! Per chi avesse questo problema, qui per esteso:


Nel titolo ho scritto Stato con la S maiuscola, come si dovrebbe per rispetto istituzionale, diciamo. Rispetto anche nei confronti di me stesso, di voi che leggete... alla fine lo stato, da adesso e sino al termine di questo testo con la s minuscola, siamo noi.
E cosa siamo? Una popolazione imbelle che si lascia regalare il pesce dai potenti, invece che imparare a pescarlo. Una collettività che di fronte a due manganelli non ha il coraggio di sostituirsi a chi, evidentemente, della legalità e dell'ordine porta solo i segni distintivi. 
Ma non certo la mentalità e l'efficienza. Eppure, come il prefetto di poc'anzi, non accetta di vedere sminuito un prestigio sempre più fatto di titoli e di carta, sempre meno di contenuti e soluzioni.
Questo inferno burocratico repressivo, appunto, è l'altra metà del paese. L'altra faccia della quiescenza sono loro, i necrofori dello stato di diritto, della nazione ed alfine di sè medesimi.

Ricordate sempre che stato e mafia non differiscono concettualmente (e giuridicamente) per struttura, ma per scopi e per mezzi. Se scopi e mezzi all'atto pratico divengono identici, tutto si esaurisce in una serie di sinonimi che nessuno potrà mai più tacciare di qualunquismo.
Altre parole non intendo aggiungerne. Se non che dal 2010 al 2012 non sembra esser cambiato nulla.
Il presidente di Legambiente credo potrebbe ripetersi oggi, senza troppe remore.

Saranno sufficienti i due video che vi propongo, ambedue di Paolo Chiariello per SkyTG24, a chiarire il senso di quel che ho appena scritto e forse molti, almeno dentro loro stessi, sentono da tempo.
Per chi volesse approfondire c'è sempre Youtube, nonchè il sito La terra dei fuochi .
Quest'ultimo, sebbene possa esser segnalato dai browser come "pericoloso" per il proprio pc, non lo è affatto. Per esperienza diretta. 
Un altro mistero d'Italia.

sabato 20 ottobre 2012

"Non sono una signora, sono un prefetto"! Storie dall'Italia ipocrita

Questo l'augusto consesso di autorità...
L'Italia è un paese amministrato da vecchi tromboni, arroccati sulle loro sedie da decenni, i quali ormai avvertono a pelle la sfiducia che li circonda, loro come qualsiasi altra carica dello Stato più squalificato d'Europa (vedi statistiche). In quanto evidentemente corresponsabili dello sfascio nazionale, nello specifico di una situazione allucinante e di lunghissimo periodo, quella dei rifiuti tossici bruciati in Campania quotidianamente.
Tutte gerarchia e compunzione, a fronte degli scempi continui che avvengono nei luoghi ove essi stessi esercitano le più svariate forme d'autorità, queste personalità finiscono per reagire a quello che considerano un abbassamento del loro "prestigio".
...questi i luoghi ove quelle autorità esercitano la loro autorità
Rinchiusi nei loro castelli di carte e protocollo, mal vivono le interazioni con la popolazione di cui sono servitori, per giuramento. Ma la loro reazione ad un clima di insoddisfazione, per fondati motivi, non è mai nel merito, il merito essendo porre fine agli abusi contestati dai cittadini mediante un serio utilizzo della loro autorità, magari facendo ammenda di un passato poco "dinamico"... essi reagiscono infatti solo in forma e pro forma.
Mi colpisce anche il quadro alle spalle dell'illustre tavolata... forse nei palazzi governativi sono ancora persuasi che il territorio campano sia ancora quello effigiato dai pittori barocchi...

Nel caso in specie, che troverete in video in fondo alla pagina, è anche possibile che al prete anti roghi, come chiamano il caivatese don Maurizio Patriciello, sfugga il titolo dovuto per lapsus freudiano, magari proprio perchè non riconosce dentro sè alla signora in questione quell'appellativo prestigioso, teorico sinonimo di rigore e senso dello Stato...
Può essere insomma che la consideri solo formalmente tale e non nella sostanza...

venerdì 19 ottobre 2012

vie d'uscita



Amici lettori,

già in precedenza avevo lamentato quella che ho vissuto come una caduta di stile di Corporeus Corpora.

Oggi ne lamento una nuova. 

Il mio stimatissimo ed esimio collega e coautore l'Abate di Theleme, nel post immediatamente precedente a questo scrive:



Ci secca ripeterci, ma lo sapevamo da un pò...

Ora non riesco a non osservare come questo stesso stilema lo abbia adottato aprendo almeno un suo post sulla Siria e non so quanti sull'Ilva.

Si dice di certi alti uffici pubblici che i titolari dovrebbero non solo essere, ma anche apparire imparziali, per cui anche questioni di stile, non sostanziali, rilevano, agli effetti della adeguatezza alla carica.

Io sento lo stesso per quando si scrive in pubblico. Aprire insistentemente autoincensandosi, sebbene a ragione, appare come una attitudine non esattamente di ambizione internazionale.

Rilevo fra l'altro che dopo l'endorsement di Corporeus Corpora alla iniziativa di Giannino, lo stesso ci gratificava con uscite infelici o se non altro disinformate sull'Ilva.

In quel caso da Corporeus Corpora non è uscito se non un cenno.

E' vero che in privato l'abate mi aveva invitato a esprimermi in merito su Corporeus Corpora anche avvalendomi dei suoi interventi nei commenti agli scritti lì pubblicati e io non sono intervenuto per pigrizia.

Del resto se l'urgenza era stata sufficiente all'endorsement e non lo è stata alla distanziamento da Giannino sull'Ilva, la pigrizia non è stata solo mia.

Giorgio Gaber cantava
"benvenuto il luogo dove ... il piacere di sentirsi soli è così antico"

Ma siccome ormai dispero di poter fare qualcosa per lo stile di Corporeus Corpora, gravemente compromesso ormai, mi assumo la responsabilità di un intervento autocelebrativo, autoreferenziale, che non aggiunge sostanzialmente niente a quanto già scritto.

Serve piuttosto alla mia autogratificazione e voi, cari lettori, siete la carne da cannone di questa bassa operazione.

Perché insomma io sono fatto di carne e la mia quotidianità è di qualche tacca inferiore a quella degli ambienti internazionali ai quali nemmeno ambisco, per disperazione più che altro.

AIA che male!!! ILVA soffre ma non ci fa troppa pena

E mentre l'ILVA "soffre" e pensa a scappare, scopriamo che alcuni l'hanno già preceduta... 

Protesta dei lavoratori davanti all'Ast ai tempi della vertenza sul magnetico

La fuga dall'acciaio in tutta Europa, soprattutto in Italia. La fuga dei potentati dal crollo ILVA. 

Ci secca ripeterci, ma lo sapevamo da un pò...


Mentre gli avvocati dell'ILVA ricorrono e ricorrono a scopo dilatorio, poichè ogni giorno che passa qualche milione di euro si mette in cascina e qualche vecchia commessa viene rispettata, oggi l'azienda ci fa sapere che la nuova AIA, così aspramente dibattuta e combattuta, è decisamente troppo per lei:

"per l’Ilva è necessario «valutare la compatibilità economica anche alla luce del mercato e della minore competitività». Anche perchè, fanno capire dall’Ilva, tutto dipende da quella che sarà la capacità produttiva dello stabilimento dal momento che «c’è un limite che ci è stato indicato (8 milioni di tonnellate all’anno, ndr)» per cui per l’azienda è necessario verificare «se questo limite è coerente con l’impegno finanziario che ci viene richiesto».
Cifre che, al momento, la stessa Ilva non conosce anche se si parla di una forbice tra i 3 e i 10 miliardi di euro."
da Corriere del Giorno online

Come già è troppo per Corporeus Corpora, che non a caso ha deciso di non occuparsene.

Chi ci legge sa da mesi che la vicenda aveva tutte le carte in regola per terminare alla maniera che vediamo, con o senza l'AIA dell'inqualificabile Clini: il nostro assunto fondamentale è che, al di là dell'oggettivo e colossale problema sanitario ed ambientale, il mercato dell'acciaio risulta in forte calo da anni. Per di più, quel che rimane di esso è in mano saldamente ai Brics, in ciò che riguarda gli acciai di largo consumo. 
In mano invece a Germania, Giappone, Corea (e pochi altri) per gli acciai speciali, prodotti con nuove tecnologie, avanzate ed ecosostenibili.
In Europa poi, continente che di questi tempi non spicca certo per settore auto o edilizia di massa, il business era ed è sempre meno appetibile. Diremmo quasi scomparso. 
Come dimostrano le numerose chiusure attualmente in corso, distribuite equamente tra le nazioni UE: vedasi Francia, Spagna, persino Repubblica Ceca
E poi in Italia, proprio ad ottobre guardacaso, sia la Lucchini di Piombino che Beltrame Marghera che la Thyssen (Finlandese) di Terni stanno dicendo ciao ciao.

Davvero ridicolo che i media italiani trattino separatamente le singole chiusure, come fossero relative a problemi diversi e non invece al medesimo... ma i media italiani, si sa, campano coi soldi della politica ed assoldano operai dell'informazione, non teste pensanti.

Infine ricordiamo che la possibilità di non rispettare alcuna norma di compatibilità ambientale e sanitaria è molto probabilmente ciò che ha permesso ad ILVA di restare sul mercato: il parco minerario più grande del mondo garantiva di poter far scorte immense quando la materia prima costava poco; gli enormi spazi per depositare bramme e tondini permettevano di vendere quando i prezzi fossero alti; i risparmi sulle tecnologie di controllo emissioni contribuivano decisamente a tener bassi i costi, così come gli smaltimenti "fai da te" di enormi quantità di scorie, in discariche presenti internamente all'azienda (incontrollabili) o nei pressi. 
Stesso dicasi dei costi molto bassi per l'acqua necessaria al ciclo produttivo, che fosse di acquedotto o desalinizzata "selvaggiamente" dal mare, o della prosecuzione ininterrotta del ciclo continuo così come concepito nel 1959, inquinante per definizione. 
Chiudiamo la carrellata delle economie di scala con la mobbizzazione di lavoratori, già localmente non particolarmente consci dei loro diritti (e doveri, a dire il vero), col clima di persuasione, aperta ed occulta, della politica locale. 
Infine una gestione tutta a sè del porto, in proprio e praticamente da monopolista tanto da finire anch'essa in tribunale, completava gli asset aziendali.
Una volta che questi "vantaggi" competitivi, vero "dumping ambientale", non le fossero più concessi (come infatti accade...) e le migliorie dovessero rovesciarsi, come è normale, sui costi del prodotto finito... cosa volete possa far rimanere sul mercato questo carrozzone obsoleto, inquinante e senza più il suo tradizionale mercato?

Per chi desiderasse approfondire, ricordiamo quasi tutto quel che è stato pubblicato da Corporeus Corpora su ILVA, ma in particolare questi post, ricchi di fonti e documentazione, maggiormente incentrati sulle questioni qui accennate a titolo riassuntivo: 

Ma soprattutto
in cui più di due mesi fa essenzialmente anticipavamo, sulla base dei dati, delle indiscrezioni e della logica le possibili conclusioni della vicenda. 
Inclusa la più logica tra tutte, salvo miracoli: la chiusura degli impianti.

giovedì 18 ottobre 2012

Lezioni di virilità dalle radici indoeuropee: Ecco a noi Ramajit Raghav!

Il Matusalemme indiano... massimo rispetto!

Ex Wrestler, indiano, padre a 94 anni e nessun'ansia per il futuro...  

Da Oddity Central, traduzione Corporeus corpora, un feroce schiaffo al Tadalafil ...

Il novantanquattrenne Ramajit Raghav rivendica con orgoglio il titolo di padre più vecchio del mondo, dopo che sua moglie Shakuntala Devi, di 54 anni, ha dato alla luce il loro primo bambino.
Sia Ramajit che Shakuntala sono felici ed emozionati, considerando il piccolo Vikaramjeet come un "dono di Dio". Pianificano un secondo figlio per il prossimo anno, anche se la loro età ha ben oltrepassato il periodo di
normale fertilità .
Ex wrestler, Ramajit crede fermamente che godrà di buona salute per molti anni, sufficienti a vedere il suo bimbo crescere: "Morirò solo se morso da un serpente nero, il che è molto improbabile. Venitemi a trovare tra dieci anni e mi troverete col medesimo aspetto. La mia dieta quotidiana comprende tre litri di latte, mezzo chilo di mandorle e mezzo chilo di ghee [burro chiarificato]. "
Il signor Raghav sostiene di avere più di 100 anni, ma i dati della pensione statale ne indicano "solo" 94. I medici dicono che avere un bambino a questa età è una possibilità molto remota, ma non si può escludere.
Anche il detentore del record precedente era un uomo indiano, Nanu Ram Jogi, diventato padre per  la ventunesima volta all'età di 90 anni, nel 2007.

mercoledì 17 ottobre 2012

Stampa estera: l'Italia e la marjuana

Quello che la CNN dice e la Rai tace. 

 

Il video nel prosieguo.


La CNN ha realizzato un servizio sulla coltivazione di marjuana in Italia.

Grazie alla famosa stazione americana sappiamo che sotto la Banca d'Italia è stato trovato un impianto di dimensioni industriali per la coltivazione indoor di marjuana. E cosa pensano molti giovani consumatori e cosa fa una parlamentare italiana.

Corporeus Corpora ha ritenuto di sottotitolare il video, originariamente in inglese.

martedì 16 ottobre 2012

Lombardi regalatevi Elio!

La domenica prima di Natale non dimenticatevi del miglior presidente di sempre !!

 

 

 

 Roberto Formigoni indice le elezioni prima di Natale. 

Corporeus Corpora, nell'ambito della campagna "Elio for President", vi ricorda quel che si scriveva pochi giorni fa su Milano e i suoi politici:

Corporeus corpora ha già scelto il prossimo presidente della Lombardia

Da "il Trilione" notizie importanti per gli appassionati di economia

G-20 / Lasciate che cada!! - Nessuno stimolo

"Se gli asset delle banche Usa sono pari all'80% del Pil del Paese, quelle dell'Unione europea sono 3,5 volte il Pil"

da il Trilione

Non sono in grado di cogliere appieno le implicazioni (forse qualcuna...), ma una lettura del breve post è un must.
Le domande che là pongo sono:
Ma gli asset delle banche europee, pari a 3,5 volte il PIL di Eurolandia, in che percentuale sono immobili? E partecipazioni azionarie? Quanto è rendita, quanto finanza, quanto economia reale?
In che modo potremmo far confusione?
Dobbiamo davvero aspettarci un default dell'Eurozona e da lì un effetto domino travolgente?
Se c'è qualcuno che può contribuire alla discussione, per quanto tecnica, è cosa graditissima. 

Napoli e Milano unite nella cronaca: la nuova Italia

Non è più tempo di Bellavista , ma di cucùli antropomorfi...


Giorni fa, con qualche rabbia, scrivevo parlando della Lombardia:
E' evidente che a Milano, come vado dicendo da qualche anno, si è ormai compiuto il processo di napoletanizzazione. Quando invece sarebbe stato ben più auspicabile, senza togliere la propria specificità ad alcuno, milanesizzare Napoli. Che si sta all'opposto somalizzando, in una gara infinita verso il caos, l'anarchia nel senso peggiore, la criminalità, l'abuso, l'inefficienza, la povertà. 
Diciamo, con colpevole brevità, napoletanizzazione per intendere l'assunzione al nord di prassi tipicamente e genuinamente meridionali.
Questi impietosi neologismi, napoletanizzare, somalizzare non servono nel mio intendimento a stigmatizzare colpe di specifici luoghi, che pure ci sono ed infinite, ma a trovare nel linguaggio le risorse efficaci per definire un appetite for destruction, una libidine di collasso, un percorso che pare  obbligato per le metropoli (per modo di dire, nel nostro piccolo) italiane. E che questa esigenza vi sia lo dimostra oggi il Corriere della sera online, regalando in prima pagina l'immagine che vedete qui a lato. 

lunedì 15 ottobre 2012

I due pesi più gravosi al collo del sistema Italia: riflessioni introduttive

All'interno del circuito Finanza.Blog, che lapalissianamente raccoglie blog a contenuto economico, finanziario, politico, Intermarket&More ci permette di osservare una tabella assai interessante, fonte Sole24ore:

Se diamo retta a questa tabella (e non vi sono tante ragioni per non farlo, coincidendo dati e percezione diretta), concludiamo correttamente che la distanza tra i paesi europei più avanzati e la nostra penisola è davvero notevole e tende ad allargarsi: parametro dopo parametro siamo stabilmente in coda. Terz'ultimi, penultimi. Finanche ultimi.
Ecco, lì dove battiamo anche la povera Grecia, il barcollante Belgio, il vetusto Portogallo vorrei soffermarmi: nella produttività, addirittura decresciuta in dieci anni (unico caso presente in tabella) e soprattutto nell'amministrazione della giustizia. Pessima, come peraltro suggerisce l'esperienza di ciascun cittadino nella vita quotidiana.

sabato 13 ottobre 2012

Di nuovo, avevamo ragione: Nessuna attesa per l'altoforno 5. E stessa sorte avrà l' AIA...

"La procura aveva dato cinque giorni di tempo per avviare lo spegnimento degli altiforni per evitare l'ulteriore emissione di sostanze inquinanti [...] ma inizialmente l'azienda aveva annunciato che avrebbe chiuso l'Afo 5 solo nel 2015, per poi fare dietro front e confermare che si sarebbe adeguata all'ordinanza dei magistrati. Oggi scadeva l'ultimatum della procura."


Così scrive ieri Reuters.
Avevamo quindi fatto previsioni corrette, nel post di tre giorni fa, in cui si ciurla nel manico:

Non vi è alcuna possibilità, nè per via di diritto nè per via tecnica di allungare al 2015 lo spegnimento dell'altiforno chiave, quello numero 5. Come invece sosteneva la proprietà.

All'infedele di Lerner il PM Carbone su ILVA
Allo stesso modo, Corporeus corpora ritiene che l'AIA, autorizzazione integrata ambientale, in qualsivoglia modo possa esser concessa in queste ore, rimane quel che è (le dichiarazioni fondamentali del PM Carbone in merito le troverete in video in fondo alla pagina): cioè un provvedimento amministrativo, già concesso più volte senza le debite cautele. Come gli stessi ministri hanno dichiarato.
Esso norma per il futuro e prescrive un insieme di accorgimenti che ILVA non utilizza, al momento. La sola AIA del 2011 ne prevedeva più di 400 come obbligatori. E questo nelle stesse parole della Prestigiacomo, allora al governo.
E altrettanti ne resterebbero da realizzare oggi, in teoria ancora più restrittivi.
Qualora dovesse soddisfarvi, o avviarsi a soddisfarli secondo i piani decisi, sarà autorizzata. 
Ma nessun cronoprogramma ministeriale potrà sostituirsi ai provvedimenti cautelari della magistratura ionica che, in accordo tra Riesame, GIP, Procura, custodi e periti (come da noi efficamente dimostrato), hanno decretato la necessità di uno stop immediato e completo alle emissioni, poichè fonte di malattia e morte. Non solo di inquinamento. Lo ascolteremo, ufficiosamente ma pubblicamente, dalla stessa procura nel prosieguo del testo.

venerdì 12 ottobre 2012

Esclusiva mondiale: La fonte costituzionale segreta della Consulta!!

Ultimissime: La fonte costituzionale servita alla Consulta per procedere alla sentenza che annulla le riduzioni di stipendio a magistrati e grand Commis di Stato, in esclusiva su Corporeus corpora!!!


Il decreto legge n. 78 del 2010 prescriveva come «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica» che «in considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1 gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti» delle amministrazioni pubbliche «superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonchè del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro».

I media si sono dilungati sulle norme ed i princìpi che La Corte Costituzionale avrebbe utilizzato per emanare la decisione di cancellare parte rilevante del decreto, in seguito ad impugnazioni presso i TAR, decisione che crea allo Stato discrete difficoltà finanziarie, in un momento in cui si chiedono continui sacrifici anche ai redditi più bassi.
Ad esempio con l'aumento ennesimo dell'IVA.
Ma senza trovare una soluzione davvero soddisfacente.
 La Consulta ha deciso che questa parte della norma è incostituzionale perchè introduce un prelievo tributario sui soli dipendenti pubblici. Qui non si è in presenza, infatti, semplicemente di una «modificazione del contenuto del rapporto di lavoro», affermano i supremi giudici, ma sicuramente di un tributo, cioè di «un prelievo a carico del dipendente pubblico», stabilito «in via autoritativa», il cui ricavato è destinato al bilancio dello Stato, con l'obiettivo finale di raggiungere «la diminuzione del debito pubblico».
(Fonte: il Messaggero)
Quel che afferma qui la Consulta potrebbe benissimo dirsi anche di più umili e normali dipendenti statali, ad esempio gli insegnanti. Come mai allora il supremo organo giunge a simili conclusioni???
Bene, alla fine l'abbiamo scoperto... la fonte costituzionale segreta che svela l'arcano e dà compiuto senso alle paludate parole dei giudici è a vostra portata di clic, giusto qui sotto!

giovedì 11 ottobre 2012

Corporeus corpora ha già scelto il prossimo presidente della Lombardia

Una volta Milano la raccontava Pontiggia, oggi gli scrittori più efficaci li troviamo nelle 'ndrine... Elio Elio salvali tu...


C'era una volta Milano... la nostra città più evoluta, in senso progressista, europeo. 
Eva Herzigowa
Giardini mantenuti con decenza, una metro accettabile, i tram che circolavano senza inciampi, tante attività aperte e sovente floride, il campari, la galleria, il figo Shangai sotto i viadotti della stazione, quel che restava del fascino secolare di Cova, il geniaccio ostile di Marchesi, la zona leccatissima della moda (modelle incluse), i ghisa in divisa, le Blueshouses, Il tosto Rolling Stone, piazzale Maciachini fonte di musica alternativa, il Leonka dove potevi beccare James Senese senza ancora dentiera, in via dei fiori chiari c'erano i fiori, porta Venezia non ancora un bivacco, Piazza Insubria povera ma non certo una casbah, i navigli frequentati a tutte le ore dal pubblico del Grillo e de Le scimmie, la Scala ancora patria di grandi maestri, il Piccolo saldamente in mano a Strehler, L'Hollywood in cui incontravi Eva Herzigova e non solo travesta sudamericani, un profluvio di battone che facevano colore, situate in tutte le zone chiave, da Corso Buenos Aires alla periferia, rulli di Tamburi al parco Sempione, qualche museale resto della streppa anni '70 ed '80 a piazza Vetra non recintata, le colonne di San Lorenzo dove si cantavano le osterie e non si finiva a bottiglie rotte, l'un contro l'altro armati... e via discorrendo.
Quel che oggi sono questi luoghi non val la pena di raccontarlo, bisogna viverli. 
Ma ancora una volta la cronaca, ben inquadrata, da il polso esatto della situazione e aiuta a riflettere. 

Rimanendo nel campo a due ruote del post precedente, ecco a voi una vicenda che certo non fa temere quei soprusi alle auto che Corrado Clini intravede incombenti.
Dal Corriere della sera online la confessione di un cittadino:

Giovedì 4 ottobre 2012, arrivo alle 14.30 a Palazzo Marino per assistere a una conferenza alla quale interverrà Giuliano Pisapia. Giungo in bicicletta, perché poi devo andare da altre parti ed è il mezzo più veloce, ecologico e sano, perché due anni fa ho passato diversi weekend a raccogliere le firme per i referendum ambientali a Milano, e perché mi piace molto usarla.[..] Chiedo ai vigili all’entrata di Palazzo Marino se posso parcheggiarla nel cortile, perché in passato alcuni miei amici non hanno più ritrovato le loro bici che avevano incatenato alle rastrelliere appena dietro l’angolo (a 20 m dai vigili), in via Marino, di fronte al 7, all’angolo con l’ingresso della Galleria. I vigili mostrano solidarietà: uno mi racconta che lui stesso ha subito due o tre furti di biciclette, ma che solo i dipendenti di Palazzo Marino possono parcheggiare in cortile. Mi consigliano di annotarmi il numero di telaio della bici, perché in caso di furto, potrei fare denuncia e provare che era di mia proprietà.[...] Entro nel palazzo alle 14.35. Alle 16.20 esco da Palazzo Marino, vado in via Marino e della mia bici trovo solo la catena, tranciata per bene. Mi sembra di vivere un film intravisto in anticipo 2 ore prima![...]17.30: entro al Commissariato di piazza San Sepolcro, dove l’agente Di Bello mi riceve dopo solo 5 minuti di attesa, e si dimostra molto paziente, professionale ed efficiente, rincuorandomi un po’. Mi consiglia poi di andare immediatamente in piazzale Cantore, dove vengono rivendute ai ricettatori le bici rubate, e mi invita, nel caso la trovassi lì, a chiamare il 113,[...]18.15: arrivo in piazzale Cantore. Il parco giochi per bambini è occupato da una decina di uomini con facce non troppo rassicuranti, uno con diverse banconote da 50 euro in mano. Due hanno due bici nuove. Domando a uno: «E' vero che qui vendono bici?». Mi risponde: «NO!»[...] Un altro si avvicina, mi insulta e mi minaccia fisicamente, cercando di aggredirmi. Esco dai giardini, entro in un bar e chiamo il 113 denunciando una tentata aggressione. Il 113 mi dice che devo chiamare il 112 [...] Chiamo il 112. Squilla. Non risponde nessuno. Lascio squillare 10 volte, cade la linea. Richiamo. Idem. Richiamo il 113. Non risponde più nessuno.

E' evidente che a Milano, come vado dicendo da qualche anno, si è ormai compiuto il processo di napoletanizzazione. Quando invece sarebbe stato ben più auspicabile, senza togliere la propria specificità ad alcuno, milanesizzare Napoli. Che si sta all'opposto somalizzando, in una gara infinita verso il caos, l'anarchia nel senso peggiore, la criminalità, l'abuso, l'inefficienza, la povertà. 
Diciamo, con colpevole brevità, napoletanizzazione per intendere l'assunzione al nord di prassi tipicamente e genuinamente meridionali. 
Quali il condizionamento diretto della malavita di clan sulla politica locale. 
Di queste prassi a Milano gli ultimi mesi son stati ricchissimi... in un profluvio di scandali, arresti, intercettazioni, corruzioni, sanità, appalti, che culmina oggi nelle vicende di quello che definirei bausciamente Lo Zambetti.

Ritorno al futuro: biciclette e condivisione

La Volkswagen ancora non va in bici, ma ci parla di demotorizzazione

Cari lettori,

non ho scritto in questa sede per un po'. In alcuni post di qualche giorno fa (qui, qui e qui) ho visto quella che sento essere una caduta di stile per Corporeus Corpora.

Sebbene ritenga non conclusa la questione, ritengo anche di aver dato sufficienti indizi su come la pensi in merito.

Il lettore che dovesse domandarsi come possa io rimanere in una simile abbazia, mi sento di rassicurarlo. Quello dell'abate è stato un equivoco e nessuna intenzione discriminatoria era sottesa nelle sue parole.

Lo conosco personalmente e lo so per certo.

La sua delicatezza nell'affrontare simili questioni è pari a quella di un elefante in visita in una cristalleria colpito da un attacco di panico; ma si tratta pur sempre di una questione di stile e non di sostanza.

Per il momento penso di poter continuare a scrivere. Del resto, se il Dalai Lama ha ipotizzato l'inadeguatezza del pensiero religioso, io posso permettermi di collaborare con chi subisce qualche caduta di stile ogni tanto. 

Mi riservo, naturalmente, di tornare sulla questione per cercare di definirla definitivamente, se mi concedete la pigrizia linguistica.

Ora, vorrei riprendere un altro argomento che pure avevo lasciato in sospeso. Quello dei sistemi di illuminazione per biciclette.



Ci porterà lontano, vedrete.

mercoledì 10 ottobre 2012

Le profezie dell'ingegner Buffo, promosso megadirettore...

Quousque tandem abutere, ILVA, patientia nostra?

L'ingegner Buffo, comparso alla ribalta mediatica della grande commedia/tragedia ILVA appena due giorni fa, non fu sempre supermegadirettore.
Lo troviamo quale "Rappresentante per la qualità, l’ambiente e la sicurezza dell’Ilva di Taranto" almeno sino al mese di Gennaio, fatidico a causa della presentazione della cosiddetta superperizia richiesta dal GIP Todisco, in seguito al riscontro di diossine su capi di bestiame, uno dei sassi più grossi su cui è inciampato lo stabilimento.
Queste notizie ed altre le trovate sul Corriere del Giorno, edizione online.
Ilva o settimana enigmistica???
Sempre da quella fonte, alla luce della evidente promozione a direttore dello stabilimento, che ricicla a getto continuo il suo personale fidato nelle mansioni più varie, noi vi proponiamo questo illuminante testo per estratto.
Le"ultime parole famose" :
"Mi pare di poter dire che vi sia una constatazione inequivocabile sul fatto che i livelli emissivi dell’Ilva sono tutti nei limiti di legge, incluse le diossine. Noi lo sapevamo, ma è importante vederlo riconosciuto anche dai periti nominati dal gip che hanno svolto in un anno innumerevoli sopralluoghi ed ispezioni nello stabilimento dell’Ilva. Non voglio parlare di soddisfazione da parte dell’Ilva perché non è il momento. L’incidente probatorio è un’opportunità di confronto che ci aiuterà a capire meglio la situazione ambientale a Taranto e migliorare ancora le nostre performance ambientali. Oggi si è consumato solo il primo atto, la perizia del gip, ci saranno altri passaggi, tra cui le risposte dei nostri consulenti". "Rispetto al tema diossina e pecore mi pare che i periti invitino alla cautela nella lettura dei dati pur sbilanciandosi in alcune conclusioni che peraltro scagionano il camino E312 e le emissioni convogliate."
Diciamo che almeno la soddisfazione aziendale la risparmiò. Ma ben poco altro.
Certo che ad ILVA il non azzeccarne una può anche far far carriera... Sappiamo tutti che piega presero gli eventi ed a che punto siamo adesso. 
Proprio il dottor Buffo è stato scelto per fronteggiare una situazione in cui evidentemente non credeva sino a poco tempo fa, essendo convinto di possedere già in azienda, in quanto "Rappresentante per la qualità, l’ambiente e la sicurezza dell’Ilva di Taranto", notevoli "performance ambientali" che al limite si potevano "migliorare ancora". Taciamo per carità di patria...
Ma la citazione ciceroniana in sottotitolo pare a noi, umanisti forever, obbligata perchè: 

Dal mondo dei Blogger il vero giornalismo: Blogeko ci schiarisce le idee

Solo Blogeko ci schiarisce le idee sulle dichiarazioni della ASL di Taranto a Villasimius, molto dibattute, secondo cui vi sarebbe aumento di ricoveri per tumori pari al 50%.

Chi è interessato esclusivamente alla vicenda locale (per modo di dire), può saltare a piè pari gli spunti di riflessione più generali sul valore insostituibile della moderna informazione libera, presentati all'inizio... e andare direttamente al "continua a leggere" a fondo pagina. 

 

La stampa nazionale e quella locale, con qualche lodevole e saltuaria eccezione, sembra abbiano abdicato per sempre al giornalismo di indagine ed opinione.
Quello su cui si fonda il cosiddetto quarto potere, altra colonna di un ordinamento che voglia dirsi democratico. O almeno provarci. Nel tracciato del famoso slogan "Conoscere per deliberare", che non vi diciamo subito da dove viene perchè se no non fate clic sul link...

In questo contesto soccorre ormai la tecnologia, che consente a persone capaci e determinate di conoscere, approfondire, intervistare, filmare, scrivere, confrontare e infine divulgare ad una platea potenzialmente infinita, più grande persino di quella della televisione, sebbene non così stabile e regolare.
Quel che fa oggi Blogeko e che in altre occasioni abbiamo fatto noi, o Anonymous o il Portaborse o altri ed in origine fece Dagospia e continua a farlo. Benissimo.
Eccovi un esempio tipico dell'efficacia del buon D'Agostino, ripreso sulla questione ponte di Messina:


UN PIETRO CIUCCI DA ACCOMPAGNARE ALLA PORTA
C'è un manager con la fama di boiardo che continua a far finta di non capire il vento che tira.

Pietro Ciucci
Pietro Ciucci
È Pietro Ciucci, il 62enne romano che nel 2002 è stato nominato amministratore delegato della società per il Ponte Stretto di Messina. Chi ha vissuto la stagione delle Partecipazioni Statali sa tutto di quest'uomo che dopo aver lavorato in Autostrade e Cofiri, nel 1987 è diventato direttore finanziario dell'Iri fino a raggiungere nel '96 la carica di direttore. All'inizio della sua esperienza nell'Istituto di via Veneto, Romano Prodi come presidente dell'Iri ne apprezzava le qualità, poi con il passare degli anni ha preso le distanze, e Ciucci si è buttato tra le braccia di Berlusconi. Con il Cavaliere ha alimentato l'utopia del Ponte sullo Stretto, un'opera inutile e faraonica che questa notte è stata definitivamente archiviata dal Governo, ma che secondo Berlusconi avrebbe dovuto favorire gli incontri notturni tra i fidanzati siciliani e calabresi.
Ponte sullo stretto di Messina
Ciò che sorprende è l'ostinazione incomprensibile con cui in questi anni Ciucci ha difeso un progetto che dai 6,3 miliardi iniziali è passato secondo le stime dei tecnici a 8 miliardi. Pur di mettere fine a questa folle avventura Monti, che ha già affossato le Olimpiadi 2020, ha stanziato 300 milioni per pagare le penalità contrattuali al consorzio dei costruttori guidato da Impregilo (N.d.A. la nostra azienda specializzata in amoralità e cemento, sulla scena nazionale ed internazionale). Adesso il Governo dovrebbe fare un altro passo: chiamare Ciucci e pregarlo di lasciare immediatamente il suo incarico e di abbandonare anche la poltrona di presidente dell'Anas dove è salito nel 2006.

Leggendo il testo più ampio presente al momento in rete su testate giornalistiche professionali, quello del Corriere del mezzogiorno, trovate invece ciò:

MESSINA - Il governo Monti ha varato la Legge di Stabilità con l'obiettivo di garantire il pareggio di bilancio nel 2013, eliminando il rischio dell'aumento dell'Iva di due punti. Tra i tagli c'è anche lo Stretto di Messina a cui si può dire addio.
Il no definitivo alla realizzazione dell'infrastruttura costerà 300 milioni di euro che verranno accantonati per pagare le penalità contrattuali al Consorzio che avrebbe dovuto costruire l'opera.
La notizia viene fuori dall’approvazione della bozza della Legge di Stabilità dove si legge: ''Al Fondo per lo sviluppo e la coesione e' assegnata una dotazione finanziaria aggiuntiva di 300 milioni di euro per l'anno 2013 per far fronte agli oneri derivanti dalla mancata realizzazione di interventi per i quali sussistano titoli giuridici perfezionati alla data di entrata in vigore della presente legge''. Nel testo, è spiegato che si tratta delle penalità per il ponte sullo Stretto. 
Nei giorni scorsi, il Governo aveva avviato la conferenza di servizi per l’eventuale approvazione della valutazione d’impatto ambientale del progetto definitivo. Il ministro dell’ambiente, Corrado Clini, si era affrettato a precisare che si trattava di un atto dovuto ma che il Governo aveva comunque definanziato la costruzione del ponte. Ora l’inserimento nella legge di stabilità di 300 milioni per far fronte alla penale da pagare in caso di rescissione contrattuale.

A parte la considerazione che il ministro Clini fa un'altra delle sue figure barbine, in perenne equilibrio sul filo teso dalla deindustrializzazione e dai poteri forti, capite bene quale fonte di interesse possa essere il pezzo di Dagospia rispetto alla velina di regime del Corriere del mezzogiorno.
Veniamo però a noi. La brava Maria Fernanda di Blogeko fa quel che avrebbero potuto e dovuto fare, con ben altri mezzi, le principali testate giornalistiche italiane, da mesi accalcate sul caso ILVA di Taranto, ma spesso solo per desiderio esclusivo di audience e sensazionalismo. E basta. 
Ah, già, no, non basta. Anche per non spiacere alle proprietà ed allo stesso Governo e Parlamento, tutti figli di quei partiti che conosciamo, finanziatori aperti (e meno) delle suddette testate.
Insomma che fa Blogeko?